Ingroia: ingenerose le critiche del premier

ROMA Le intercettazioni e l'accelerazione annunciata da Monti di provvedimenti che non consentano più casi come quello che ha visto coinvolto il Presidente della Repubblica, divide l'anomala maggioranza e scatena le opposizioni. Il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, critica il premier: «Il riferimento di Monti all'attività della Procura di Palermo lo definirei un po' ingeneroso. Noi abbiamo sempre rispettatato la legge e le regole». Secondo Ingroia i magistrati «altro non possono fare se non applicare la legge così com'è». Perché, secondo Ingroia, il problema nasce dalle lacune politiche degli ultimi 20 anni. Ma il dibattito sul «bavaglio alle intercettazioni» ha risvegliato i più sopiti appetiti del centrodestra. Il network si è riacceso come ai tempi in cui il Pdl cercava di far passare leggi «ad personam» per proteggere Berlusconi: da Quagliariello a Cicchitto, da Sacconi a Paniz, tutti scatenati in attacchi ai giudici «che vogliono mantenere il loro potere», «il predominio». Quagliariello in particolare ha fatto riferimento a quegli intellettuali che ora chiedono un argine alle intercettazioni (perché hanno toccato Napolitano) quando invece erano di tutt'altro avviso perché le intercettazioni riguardavano un'altra figura dello Stato (Berlusconi). Insomma, ciclicamente ci risiamo, e Monti con le sue dichiarazioni ha ridato vita a un argomento che al momento è tutt'altro che un'emergenza. Silenzioso per ora il Pd, l'Idv con Di Pietro ha difeso con vigore Ingroia e la procura di Palermo, attaccando non solo Napolitano e Monti, ma anche il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari. Di Pietro si dice inorridito dagli attacchi ai magistrati «delegittimati e isolati, come il pool anti-mafia di 20 anni fa». Per Di Pietro Napolitano «come ha scritto Zagrebelsky, ha prestato il fianco a questa ingloriosa e pericolosa situazione, e rimango allibito vedendo come un intellettuale con il passato di Eugenio Scalfari, nel suo editoriale di oggi (ieri ndr) su Repubblica, si renda complice di questa turpe deligittimazione di chi fa solo il proprio dovere». Scalfari nell'editoriale ha preso una posizione opposta a Zagrebelsky, parlando di «campagna in corso da tempo contro il Quirinale». Di Pietro conclude: «Il catenaccio formato da Napolitano, Monti e dalla stampa compiacente ha decretato l'ostracismo per chiunque non accetti la sua logica».