«Primo: salvare il sistema industriale»

MILANO «Oggi il problema principale non è il debito, ma la salvezza dell'industria manifatturiera italiana». Giulio Sapelli, docente di storia dell'economia alla Statale di Milano è sinceramente allarmato. Quindi nell'agenda Italia cosa metterebbe al primo posto? «Le imprese chiudono non per aumento dei costi, ma per diminuzione dei margini con disgregazione del tessuto produttivo con il rischio di avere sia il debito sia una pesante recessione. Bisogna cambiare radicalmente e rapidamente l'agenda mettendo al primo posto l'emergenza del sistema industriale». Ma tutti parlano solo dell'emergenza debito pubblico? «Dobbiamo convivere col debito pubblico, stabilizzandolo, e favorire la crescita: non si è mai usciti dal debito senza la crescita. La strada maestra è ridurre la spesa utilizzando i costi standard che permettono di evitare i tagli lineari che provocano disgregazione sociale e alla fine non producono reale efficienza». Lei vede il rischio di una Grande Svendita? «Il fatto che diverse imprese di eccellenza del nord Italia siano finite nelle mani di investitori esteri, soprattutto tedeschi e austriaci, evidenzia una tendenza che testimonia in modo lampante come questa crisi sottenda degli interessi corposi. Non è una teoria cospirativa, è la realtà che ti fa dire questo perché chi ha resistito alla decrescita degli ultimi venti anni è indubbiamente un'impresa eccellente. Il paradosso dell'Italia è che un paese in recessione e in depressione per la politica governativa ma in realtà molto appetibile per investitori seri. E' un sistema produttivo forte e resistente che si sta avviando alla disgregazione».(a.d.s)