«Abbonato senza saperlo via i soldi dal cellulare»

Franco Daverio ha elevato la propria protesta inviandola a tutte le compagnie telefoniche e anche alle associazioni dei consumatori. Obiettivo capire se ed in che misura ora di quanto già versato potrà essere rimborsato. Il presidente dell'Adoc di Ivrea, Felice Zuffo, appresa la vicenda ha anticipato: «Esaminerà la pratica e valuterò il da farsi. Vale sempre l'accortezza di controllare immediatamente fatture e bollette non appena pervengono degli importi anomali da versare». di Mariateresa Bellomo wBANCHETTE I guai arrivano attraverso il cellulare. Un'affermazione che calza a pennello per quanto accaduto ad un cittadino, Franco Daverio, che racconta: «Per diversi mesi ho ricevuto sul mio cellulare due volte per settimana degli strani messaggi di cui non capivo il significato. Poi, allertato da un amico, me ne sono occupato, e ho capito di che cosa si trattava». «Ero abbonato, a mia insaputa, a servizi per la telefonia cellulare, che, da quanto ho potuto verificare, permettono di scaricare suonerie e software. Il problema è che settimanalmente mi veniva addebitato il corrispettivo di questo abbonamento scalandolo dal credito disponibile sul cellulare che, infatti, si azzerava a tempo record». Un costo non indifferente, 4 euro alla settimana, circa 20 euro al mese in più da pagare. «Fiducioso nella correttezza dell'azienda telefonica di cui mi servo - continua Daverio -, non mi ero mai preoccupato di verificare qualche documentazione del traffico telefonico da me utilizzato, e non mi ero mai accorto di questo addebito. Dopo una ricerca su internet, ho trovato in che modo potevo diciamo, disdire, questo abbonamento mai sottoscritto, e l'ho prontamente fatto inviando degli sms a certi numeri telefonici. Qualcuno forse crederà che non sia possibile abbonarsi a qualcosa senza rendersene conto - fa sapere -. Io non posso escludere che qualcuno mi abbia abbonato per farmi un dispetto, ma testimonio che non ho mai nè firmato documenti, nè dato assensi telefonici, nè interagito con siti che esplicitamente dichiarassero di fornire abbonamenti a pagamento a gadgets telefonici». «Non sono un adolescente nè ritengo uno sprovveduto, ho 61 anni e sono laureato. Forse però ho troppa fiducia nella correttezza nel commercio» si sfoga Daverio. E conclude: «Oggi alcune aziende inviano ad utenti che non l'hanno richiesto dei messaggi di valore nullo, ovvero i messaggi sono opportunità di scaricare oggetti utili per chi li ritiene tali, ma non sono in sè utili, e poi ne addebitano un costo sfilandolo direttamente dal portafoglio dell'utente, senza chiederlo e senza neanche informarlo. Ho poi scoperto che già nel 2010 l'autorità antitrust aveva multato per pratiche simili diverse compagnie telefoniche. Il fatto che queste multe non abbiano posto fine a tali pratiche, secondo me, significa che l'entità delle multe era risibile rispetto al quella del business». «All'autorità antitrust suggerisco che tutti i contratti di telefonia mobile futuri debbano contenere esplicitamente una clausola che escluda la possibilità di qualunque addebito periodico continuato non già specificato nel contratto, e che tale clausola sia considerata automaticamente aggiunta ai contratti vigenti» propone. Un fatto spiacevole che dall'ufficio stampa Vodafone (azienda interpellata solo quale esperta del settore), spiegano così: «Nessuno può attivare un servizio a pagamento senza dare il proprio consenso. Le regole dell'authority sono davvero assai stringenti in materia. L'azienda fornitrice dei servizi telefonici, se così si comportasse, sparirebbe dal mercato. Ci spiace molto per il signor Daverio, ma è sicuramente accaduto che qualcuno, anche inavvertitamente, ha inviato dal cellulare un sms positivo, in risposta alla richiesta di aderire al servizio». ©RIPRODUZIONE RISERVATA