Ancora buche sulla strada vicino al carcere
IVREA Sembra impossibile, ma a cinquanta metri dal punto in cui un mese fa un imprenditore di Quassolo è rimasto gravemente ferito cadendo con la bicicletta, la strada è pericolosamente deteriorata e peggiorata. A parlare è un amante del ciclismo, che preferisce restare nell'anonimato. Percorrendo sovente il tratto di strada che costeggia il carcere, l'uomo si è accorto che l'asfalto è danneggiato in più punti. Oltre a notevoli avvallamenti del terreno, buche più e meno grosse rendono la corsia in direzione Ivrea molto pericolosa. In particolare, uno dei tombini dell'acquedotto è inserito nell'asfalto attraverso uno strato di cemento che si sta completamente sgretolando, lasciando ben visibile un grosso buco. «C'è un uomo che a causa di un tombino è finito in coma - spiega indignato il ciclista -. Lo stato della carreggiata davanti al carcere rischia di provocare gravi incidenti ad altre persone, soprattutto di notte, ma anche alle automobili che dovessero finire con una gomma nel buco. Ho segnalato il problema anche alla polizia municipale e mi attendo un intervento tempestivo». Era domenica 15 luglio, quando Claudio Brunod stava percorrendo la strada che conduce al lago di Viverone, all'altezza della casa circondariale. Alcuni automobilisti di passaggio lo trovano svenuto sul ciglio della strada. In un primo momento, la polizia municipale pensa a un pirata della strada e lancia attraverso i giornale un appello ai possibili testimoni. Il giorno dopo, un lettore della Sentinella spiega che le automobili, in quell'incidente, non c'entrano proprio nulla. Brunod, che nei giorni scorsi è uscito dal coma, è caduto a causa di tombino sollevato. Il testimone ha visto la bicicletta bloccarsi all'improvviso proprio sulla buca in prossimità del tombino e l'imprenditore volare in aria.