Bersani: «Sì ai diritti gay, sì alla patrimoniale»
ROMA Le variabili tra trattative sulla legge elettorale ed ipotesi di voto anticipato sono molte ma il Pd «è pronto ad ogni evenienza». Non lascia spazi ad ambiguità Pier Luigi Bersani e dà di fatto il via alla campagna elettorale, la sua e del Pd, presentando la Carta di intenti, un libretto snello di impegni per il futuro e di paletti «vincolanti» per le future alleanze, che ad oggi sembrano includere più Nichi Vendola e Pier Ferdinando Casini che Antonio Di Pietro. Nella Carta di intenti Bersani inserisce sia la patrimoniale (tasse per i ricchi, come in Francia) e diritti dei gay. Riconoscimento giuridico alle coppie di fatto, comprese quelle omosessuali. Bersani chiarisce nella Carta quale sia la linea del partito. Suscitando per lo più commenti di approvazione, anche se c'è chi lo taccia di troppa «timidezza», come l'Idv, e chi, come l'Udc, sottolinea ancora una volta che un conto sono i diritti e un altro è il matrimonio. Con il suo «daremo sostanza normativa al principio riconosciuto dalla Corte Costituzionale per il quale una coppia omosessuale ha diritto a vivere la propria unione ottenendone il riconoscimento giuridico», Bersani ha lanciato così un doppio messaggio: sul tema dei diritti non c'è titubanza ma non si va oltre il riconoscimento giuridico. Parole accolte comunque con favore da Paola Concia, in prima linea nella battaglia per il riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali, che si dice «molto contenta» della «sintesi» fatta dal segretario, che dimostra come il Pd sia «un partito che discute e poi decide». Non negativo il primo commento dell'Udc. Per presentare la piattaforma del «patto dei democratici e dei progressisti», il segretario del Pd sceglie una scenografia - sfondo rosso e un slogan al centro - che fa un pò storcere il naso agli ex democristiani del Pd. D'altra parte anche le parole d'ordine della carta di intenti- uguaglianza, redistribuzione fiscale a danno dei grandi patrimoni (la famosa patrimoniale), lavoro e diritti - sono i cavalli di battaglia di un partito che, spiega Bersani, «vuole avviare un'alternativa non a Monti ma alle destre e a decenni di politiche sbagliate» . Impegni che i montiani del Pd valutano a sinistra sui diritti ma in linea con il governo del Professore quando afferma la necessità di «riforme liberali». Eemblematico che l'ultimo capitolo, si intitoli «Responsabilita»: sarà il premier a decidere la composizione di un governo «snello, rinnovato e sottratto a logiche spartitorie». Sulla base di questi punti, il Pd vedrà chi ci sta, e per poi offrire un patto di legislatura ai centristi di Casini. Oggi Bersani incontra il leader di Sel Nichi Vendola mentre non è in agenda un faccia a faccia con Antonio Di Pietro.