Assad: fermeremo i ribelli ad Aleppo

ROMA Non c'è più cibo, né elettricità, la popolazione si è rifugiata sotto terra, negli scantinati, o è in fuga sotto i bombardamenti. Nella città ribelle di Aleppo, dove nella sola giornata di ieri l'Osservatorio siriano per i diritti umani ha contato 168 morti, 94 dei quali civili, le forze armate del presidente Bashar al-Assad continuano martellare i quartieri diventati le trincee degli oppositori, mentre la comunità internazionale osserva immobile la tragedia che si prepara nella seconda città del Paese. Da Castel Gandolfo ha fatto sentire la sua voce il Papa, che ha chiesto di «non risparmiare alcune sforzo» per riaprire il dialogo: «Rinnovo un pressante appello perché si ponga fine a ogni violenza e spargimento di sangue in Siria. Continuo a seguire con apprensione i tragici e crescenti episodi di violenza, con la triste sequenza di morti e feriti anche tra i civili e un ingente numero di sfollati interni e di rifugiati. Per questo chiedo che sia garantita la necessaria assistenza umanitaria e l'aiuto solidale». Ma il governo è determinato a spegnere la rivolta nel sangue: «I ribelli saranno sconfitti ad Aleppo. Damasco fermerà la cospirazione contro la Siria» ha detto ieri il ministro degli Esteri siriano Walid Moallem durante la sua visita a Teheran, ospite degli ayatollah, principali alleati del regime di Assad. La Siria – ha sottolineato – è impegnata a dare attuazione al piano dell'inviato dell'Onu Kofi Annan. Ma sul terreno, dove i combattimenti infuriano, con gli scontri che ieri si sono estesi anche al confine con la Turchia, del piano Annan non c'è traccia. Il Consiglio nazionale siriano ha chiesto una riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza dell'Onu per fermare le stragi di civili «che il regime si prepara a commettere ad Aleppo» e ha chiesto ai paesi «fratelli» e amici di armare i ribelli. Da Aleppo il capo del Consiglio militare ha chiesto all'Occidente per imporre una No-fly zone nel nord del Paese e ha accusato il regime di preparare «un massacro», mentre la Lega araba ha affermato che in Siria si stanno compiendo «crimini di guerra». Aumentano intanto gli sfollati: 12 mila si trovano già in Algeria, mentre 142 mila sono in Giordania, dove è stato aperto il primo campo profughi per i siriani. Sono rientrati in Italia, intanto, Oriano Cantani e Domenico Tedeschi, i due tecnici italiani catturati il 18 luglio scorso a Damasco e liberati venerdì. Il loro rapimento resta un mistero: «Non sappiamo chi ci ha sequestrati, ma non c'è stato alcun blitz per la nostra liberazione» hanno raccontato. Grande soddisfazione per il loro ritorno in patria è stata espressa dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dal ministro degli Esteri Giulio Terzi. (m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA