Merck Serono, 30 lavoratori in esubero nel sito Rbm
di Rita Cola wCOLLERETTO GIACOSA Novanta esuberi in tutta Italia, nei tre stabilimenti italiani di Roma Tiburtina, Bari e Colleretto Giacosa. È quanto ha comunicato la direzione di Merck Serono venerdì, a Roma, nel corso di un incontro con il coordinamento sindacale. Nello specifico, nel sito di Colleretto Giacosa di Rbm Merck Serono, una delle aziende leader del Bioindustry park del Canavese, che occupa 179 addetti, gli esuberi saranno trenta. I motivi che hanno portato a questa decisione, secondo quanto comunicato a Roma e riferito da fonti sindacali, sarebbero da ricercare in un momento di crisi generale. In particolare, su Colleretto si fa notare come ci siano sì studi in corso, ma non è stato centrato l'obiettivo di tre nuove molecole. Sempre secondo quanto emerso a Roma, a cominciare da settembre, ogni territorio affronterà, con l'azienda, la discussione legata alla gestione degli esuberi. Intanto questa mattina, lunedì, il sindacato terrà un'assemblea in azienda, per informare i lavoratori su quanto detto durante la riunione a Roma e raccogliere umore e preoccupazioni di chi, ogni giorno, vive la realtà dentro le mura dello stabilimento della multinazionale tedesca. Vanessa Melis, funzionaria Cgil, segue il settore. E spiega: «Oggi ci confronteremo con i lavoratori. E, in settembre, si affronterà la vertenza per trovare soluzioni». Nulla si sa, al momento, su quali saranno i settori e le professionalità interessate dalla riorganizzazione. Che, però, a Colleretto Giacosa serpeggiasse la preoccupazione era evidente. Rbm aveva fatto la prima ristrutturazione nel 2009, alla quale era seguito un piano di investimenti significativo che vedeva il sito di Colleretto Giacosa cedere alcune lavorazioni a favore di altri stabilimenti e diventare punto di riferimento per alcune procedure specifiche. Per questo Merck Serono aveva avviato un programma di investimenti per alcuni lavori. Lavori, anche strutturali in parte già completati e in parte, ancora in corso. Poi la ristrutturazione in tutto il mondo. E adesso? L'azienda, per il momento, non parla. E la trattativa con il sindacato è ancora tutta da impostare. Vanessa Melis anticipa: «Noi non sottoscriveremo procedure di mobilità che non siano volontarie o legate alla pensione». Già, ma i numeri di coloro che possono lasciare il lavoro per la pensione, tanto più dopo il cambio delle regole, nonostante non ci siano cifre ufficiali sono riconducibili sicuramente a poche unità. Rbm è, da sempre, un centro di eccellenza con elevate professionalità (la maggior parte dei lavoratori è laureata e si occupa di progetti legati alla ricerca e all'innovazione nel biomedicale) e l'età media è piuttosto bassa. ©RIPRODUZIONE RISERVATA