Monti: via dal governo dopo il 2013

di Nicola Corda wROMA «Cari Partiti, per il futuro non contate su di noi». Nello stesso giorno Mario Monti e Giorgio Napolitano si chiamano fuori dalla contesa del 2013. Il premier per un eventuale bis a Palazzo Chigi, il presidente della Repubblica per un supplemento al Quirinale e accompagnare una costituente. «Sono convinto che le forze politiche - dice da Lubiana Napolitano - siano comunque determinate a proseguire l'azione di risanamento anche nella prossima legislatura». Precisazioni e avvisi alle segreterie che s'incrociano nella giornata in cui i partiti rimettono nei binari il lento convoglio della legge elettorale e in seguito alla strigliata del Capo dello Stato che ha chiesto di mettere in soffitta senza più indugi il Porcellum. Ma a chiudere la porta al proseguimento della sua maggioranza anomala, dopo il voto della prossima primavera, è stato Monti: «Escludo di considerare quest'esperienza di governo che vada oltre la scadenza delle prossime elezioni e dunque del mio mandato». Una risposta netta che arriva poco dopo lo stop del segretario Bersani alle voci di un Monti bis che cominciavano a sentirsi anche dalle parti del Pd. «Io penso che l'Italia abbia diritto di essere una democrazia come le altre: un centrodestra che si confronta con il centrosinistra e il centro decide con chi stare. Questo è lo schema democratico e io non ci rinuncio» dice il segretario dei Democratici. Un messaggio spedito al Pdl che punta al pareggio e vorrebbe ancora governare, ai centristi, ma anche all'ala liberal del suo partito. E saranno le alleanze a determinare le diverse opzioni della riforma elettorale. Ieri le due riunioni dei capigruppo di Camera e Senato hanno stabilito il percorso e sarà Palazzo Madama a mantenere in calendario il provvedimento. Affidato al presidente della commissione Affari costituzionali Carlo Vizzini, la composizione di un comitato ristretto, rappresentativo di tutti i gruppi, che entro dieci giorni consenta al relatore del Pdl Lucio Malan di elaborare un testo base dal quale cominciare la discussione. «Un'impresa da mani nei capelli», commenta chi sa che nei cassetti della commissione, sono state depositate dall'inizio della legislatura ben 39 proposte di legge differenti. Un rompicapo, che si aggiunge alle schermaglie già scattate sulla strada da seguire per portare a compimento la riforma. Già, perché al Senato è in corso anche la grande partita delle riforme costituzionali che ha già subito numerosi stop, con l'inserimento della Camera federale e del semipresidenzialismo. Il centrodestra vuole tenere tutto insieme e ha già piantato i paletti mentre Pd e Udc, che sospettano che tutto possa finire in un binario morto, chiedono di sganciare il vagone della legge elettorale e portarlo a destinazione. C'è poi il confronto nel merito: preferenze contro collegi, maggioritario a doppio turno in alternativa al sistema misto spagnolo-tedesco, premio di governabilità, sono i fronti ancora molto lontani e tutti trasversali dai quali si comincia. Una trattativa molto complicata e, nonostante le buone intenzioni dichiarate da tutte le parti, in molti sono pronti a scommettere che il Porcellum abbia sette vite e alla fine subirà solo pochissime correzioni. ©RIPRODUZIONE RISERVATA