Caldo africano e alluvioni disastrose la causa è la stessa
È salito ad almeno 171 morti il bilancio delle vittime delle inondazioni che hanno devastato la regione meridionale russa di Krasnodar. L'area più colpita è quella intorno a Krymsk, città di circa 57mila abitanti, dove sono stati recuperati 139 cadaveri. Altre undici persone sono morte nella località turistica sul Mar Nero di Gelendzhik e nella città portuale di Novorossiisk. Circa 29mila persone sono senza elettricità. Il presidente Vladimir Putin è volato nella regione per verificare la situazione ed ha ordinato un'indagine. «Ho chiesto ai vertici della Commissione d'inchiesta di venire qui per verificare come abbiano operato tutte le autorità, come sia stato lanciato l'avvertimento, come avrebbe potuto e come avrebbe dovuto essere lanciato e chi abbia fatto cosa», ha detto Putin, che ha anche deciso di stanziare fondi per la ricostruzione delle case distrutte o danneggiate nel disastro. ROMA Le alluvioni nel Mar Nero e in Inghilterra, gli incendi nel Colorado e il caldo africano in Italia hanno tutti la stessa causa. I responsabili, secondo quanto spiega il climatologo dell' Enea Vincenzo Ferrara sono «tre anticicloni dinamici caldi, ovvero tre enormi bolle di caldo che si trovano rispettivamente sul Messico, sul Sahara occidentale e tra il Pakistan e l'India. Le lingue di fuoco che scaturiscono da queste "bolle" sono responsabili delle ondate di calore e ai loro bordi, dove le zone calde si scontrano con quelle fredde, ci sono fenomeni monsonici, ovvero le forti piogge che causano inondazioni e allagamenti come quelli sul Mar Morto e in Inghilterra, dove attualmente c'è l'allerta alluvione nelle zone centrali e meridionali. Sembrano tre casi diversi ma è la stessa situazione che si ripete». Secondo il climatologo questa situazione, creatasi già da qualche tempo è inusuale: «è come se, paradossalmente, il tropico si fosse spostato più a nord, nel senso che questi anticicloni caldi erano normalmente posizionati più a sud e adesso si sono spostati verso il nord, perché il pianeta è più caldo. A livello planetario, però questo non è uno degli anni più caldi, come lo sono stati 2010, 2005 e 1998». Intanto è arrivato Minosse, il terzo anticiclone subtropicale sahariano che con prepotenza punterà subito su Sardegna, Sicilia e il sud. Il picco massimo si avrà nei pomeriggi di domani, mercoledì e giovedì, quando la Sicilia toccherà i 43 gradi. Roma con i suoi 37 non sarà da meno e anche il nord con i 35 gradi di Bologna vedrà costantemente salire la colonnina di mercurio, con la fievole speranza del passaggio di veloci temporali attesi soprattutto sulle Alpi e tra Piemonte e Lombardia. Domenica 15 luglio sarà l'ultimo giorno di Minosse, con 40 gradi al sud e Sicilia, mentre al nord dal pomeriggio arriveranno forti temporali. Da metà mese si avrà un periodo più fresco ovunque.