DA FERMARE I DROGATI DEL CELLULARE

di VALERIO BERRUTI Al semaforo ripartono sempre in ritardo. Poi una volta in strada non tengono la carreggiata, non mettono più la freccia. Il motivo? Hanno gli occhi puntati sul display dello smartphone, le dita che ticchettano per rispondere a una mail o a un sms. L'altra mano sul volante nella convinzione che un solo gesto sia sufficiente per guidare una macchina. Ma non è così. Negli Stati Uniti li chiamano "cell addicted", drogati del telefonino. Secondo una ricerca Usa, il 58% di studenti delle scuole superiori (in America la patente si può prendere a 16 anni) ha spedito messaggini al volante almeno una volta nell'ultimo mese. Un tempo era l'alta velocità a falciare vite (e lo è ancora), oggi è la disattenzione a fare paura, come dimostrano i dati della Nthsa, l'ente federale per la sicurezza: nel 2010 3.092 persone sono morte a causa di incidenti provocati dalla distrazione e 416 mila sono rimaste ferite. Per questo negli Usa le sanzioni per chi guida parlando al cellulare e causa incidenti si fanno sempre più aspre. Recentemente un tribunale ha condannato a due anni di carcere (più il ritiro della patente per 15) un 18enne: per i giudici sono stati due sms spediti alla fidanzata a causare la morte di un uomo di 55 anni che viaggiava nella corsia opposta. Come correre ai ripari? Oltre a sanzioni più severe, gli esperti sostengono che la soluzione paradossalmente potrebbe arrivare dalla stessa tecnologia che è fonte del problema. Per esempio l'obbligo di veri e propri lucchetti virtuali . ©RIPRODUZIONE RISERVATA