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CUORGNÈ Se l'Alto Canavese, segnato dall'Operazione Minotauro e dallo scioglimento per infiltrazioni mafiose del consiglio comunale di Rivarolo, aveva il dovere morale di prendere le distanze dalla criminalità organizzata che ha dimostrato di aver messo solide radici anche qui, la risposta non si è fatta attendere. Gremito in ogni ordine di posti (tanta gente in piedi ed i più giovani seduti sul pavimento), giovedì sera, l'auditorium dell'ex Manifattura per la presentazione ufficiale del presidio di Libera di Cuorgnè intitolato al medico calabrese Luigi Ioculano che pagò con la vita il coraggio di non avere accettato alcun compromesso con l'ndrangheta. Ospiti d'eccezione, don Luigi Ciotti ed una delle figlie del dottor Ioculano, Ilaria, che ha tracciato un toccante e commovente ricordo della figura del papà. «Mio padre era un uomo normale, che amava il proprio lavoro e combatteva un cancro devastante, quello della mentalità mafiosa - ha affermato tra le lacrime Ilaria Ioculano -. Ci diceva "Il bianco è il bianco ed il nero è il nero" e ci ha insegnato che in certi contesti non esiste la via di mezzo. Mio padre è stato ucciso tre volte: dall'isolamento della società, da quattro colpi di arma da fuoco e dalla totale e voluta, e sottolineo voluta, mancanza di volontà di giustizia». La figlia del medico di Gioia Tauro, assassinato per essersi opposto alle mire del clan Piromalli sulla vita amministrativa della città calabrese, ha, quindi, simbolicamente voluto consegnare al neonato presidio di Libera cuorgnatese l'eredità, il testimone di suo padre affinché "lo si custodisca e si tramandi, perché anche voi ne avete bisogno". Serata dalle forti emozioni nella vecchia Filanda. Tuoni, fulmini e poi un autentico nubifragio ha accompagnato l'intervento di don Ciotti, quasi che anche il cielo volesse esprimere la sua indignazione per ciò che accade, sistematicamente, ieri e oggi. «Tocca a noi prendere il testimone della vita di Luigi Ioculano - ha sottolineato il prete coraggio -. Memoria vuol dire impegno e tutti abbiamo la responsabilità della memoria che è stimolo, motore di un impegno collettivo e quotidiano. Abbiamo bisogno della verità. Non è possibile che il 70% dei familiari delle vittime di mafia, come i parenti di Luigi Ioculano, non conosca la verità.Le mafie hanno radici al Sud, ma rami e frutti al Nord. Loro, i mafiosi, ci sono sempre, magari sono qui, stasera, a prendere appunti. Bisogna prendere coscienza che il cambiamento ha bisogno di ciascuno di noi». «Luigi Ioculano vive», ha ripetuto più volte il fondatore di Libera. Parole che danno forza e speranza a un territorio ferito ma non piegato. Chiara Cortese