Romi, picchetto dei dipendenti

PONT CANAVESE Continua, davanti ai cancelli della Romi-ex Sandretto, il presidio permanente dei lavoratori per scongiurare la chiusura definitiva dello stabilimento. I 56 dipendenti pontesi della Romi Italia, che rischiano di rimanere a casa dal 25 luglio, giorno in cui cesserà l'attività produttiva, si alterneranno a gruppi dal mattino a sera, determinati a continuare ad oltranza il presidio, rimanendo sotto ai gazebo anche la notte. La mobilitazione è iniziata l'altro ieri, dopo la conferma, arrivata martedì, della cessazione della produzione entro la fine del mese. «Stiamo aspettando che l'assessore Claudia Porchietto ci convochi in Regione per informarci, come aveva promesso a suo tempo, sull'andamento della trattativa con gli imprenditori interessati all'acquisto - spiega Fabrizio Bellino della Fiom Canavese – ci auguriamo che la convocazione arrivi nei prossimi giorni e non si aspetti il 19 luglio, giorno fissato per l'incontro in Regione sulla cassa integrazione; in questo momento ci interessa soprattutto sapere se esistono veramente degli acquirenti interessati a mantenere un'attività produttiva nello stabilimento di Pont». La Romi, in Italia manterrà solo il settore assistenza e ricambi, garantendo in tutto 28 dei 130 posti di lavoro ancora esistenti negli stabilimenti di Grugliasco e di Pont. «Ci piange il cuore solo al pensiero che questi bei capannoni rimangano inutilizzati, che i moderni ed efficienti impianti produttivi si fermino - afferma Franco Faccio, 28 anni di lavoro alla Sandretto - abbiamo un reparto per trattamenti termici come ce ne sono pochi, un impianto per la cromatura unico in Piemonte, possibile che tutto debba essere buttato alle ortiche? Si tratta di un reparto che potrebbe lavorare anche per altri settori, non solo per la componentistica delle presse». C'è molta amarezza nelle parole dei lavoratori e preoccupazione non solo per il loro avvenire, ma anche per quello dell'insediamento industriale pontese, composto dai due capannoni di grandi dimensioni in cui la produzione si fermerà a fine luglio. «Se perdiamo anche questi 56 posti di lavoro, oltre a quelli che perderà la Liri, per i nostri paesi sarà un dramma – afferma Enrica Configliacco, da 27 anni in Sandretto – qui non ci sono alternative, per trovare lavoro dovremo andare altrove e questo vuol dire abbandonare il paese, poiché queste sono zone disagiate». «Cinquanta posti di lavoro in questi paesi sono come cinquecento in città – osserva Bellino – in questa situazione, le ricadute sull'economia possono essere molto gravi». Quali saranno le conseguenze di una chiusura definitiva lo ha ben chiaro Ornella Lanzetta, 50 anni, 33 dei quali trascorsi a lavorare alla Sandretto, una delle 9 donne rimaste (5 operaie e 4 impiegate) che ancor più degli uomini rischiano di rimanere per sempre a casa. «Una donna normalmente incontra più difficoltà di un uomo nel trovare lavoro, figuriamoci come può pensare di ricollocarsi a 50 anni - osserva Lanzetta – la mia situazione è critica, per la pensione dovrò aspettare di compiere 59 anni». In attesa di notizie dalla Regione, i lavoratori stanno studiando nuove strategie per sensibilizzare l'opinione pubblica, non escludendo manifestazioni di protesta più eclatanti.(o.dp.)