Cessata l'attività produttiva alla Romi

PONT Dalle sette e trenta di questa mattina c'è un presidio di lavoratori davanti allo stabilimento della Romi, ex Sandretto, a Pont. Gazebo, striscioni, volantini: c'è tutto quanto serve per attirare l'attenzione sul futuro di quella che è stata una delle più importanti industrie del Canavese, produttrice di presse per la lavorazione della plastica vendute il tutto il mondo. I lavoratori sono decisi a difendere a denti stretti non solo i 56 posti di lavoro rimasti, ma soprattutto la "Manifattura" (così è tuttora chiamato dai pontesi questo storico sito industriale), lo stabilimento di cui non vogliono veder chiudere i battenti. I dirigenti della Romi, in effetti, l'altro ieri hanno avviato la procedura per la cessazione dell'attività produttiva in Italia ( l'azienda fa parte del gruppo brasiliano Romi Industrias) e la cassa integrazione per i 56 lavoratori pontesi (l'attuale periodo di cassa integrazione scadrà il 24 luglio) e i 72 dello stabilimento di Grugliasco (128 complessivi). La chiusura dello stabilimento di Pont era stata preannunciata alcuni mesi or sono dai vertici dell'azienda i quali avevano comunicato le loro intenzioni anche all'assessore regionale Claudia Porchietto: cessare la produzione in Italia e mantenervi solo il settore assistenza e ricambi. Un'operazione che significa, in pratica, il mantenimento di soli 28 dei 156 dipendenti, ma a Grugliasco, mentre per Pont equivale alla chiusura con perdita di 56 posti di lavoro. «Un'eventualità che va scongiurata – afferma Fabrizio Bellino, segretario della Fiom Canavese – . Non accetteremo che lo stabilimento venga chiuso. La produzione deve continuare, si devono trovare delle alternative, poiché le potenzialità ci sono. La Regione dice che è in corso una trattativa con gruppi o imprenditori interessati ad acquisire Pont. Ci auguriamo che la trattativa ci sia veramente, dato che finora non ci è stato rivelato niente in merito, mentre siamo stati convocati per il prossimo 19 luglio per concordare la cassa integrazione». «I ricambi ed i componenti delle presse che Romi vuole vendere in Italia dovranno essere prodotti in Italia, anche da altri imprenditori continua Bellino - , ma a Pont, dove ci sono impianti che è un peccato fermare (si tratta di un fatturato che oggi, in tempo di crisi, è pari a 4 milioni di euro all'anno), non possiamo perdere una simile risorsa, è necessaria una mobilitazione di tutto il territorio». Il presidio dei lavoratori davanti ai cancelli della Romi continuerà nei prossimi giorni per sensibilizzare l'opinione pubblica e tenere alta l'attenzione sulla vicenda. Ornella De Paoli ©RIPRODUZIONE RISERVATA