Albertalli, due mesi senza sepoltura

di Mauro Michelotti wCASTELLAMONTE Il 3 maggio moriva all'ospedale di Ivrea Giancarlo Albisola Albertalli, il poeta castellamontese recensito anche da Pier Paolo Pasolini. Un fine letterato, Albertalli, un uomo di cultura, e di cultura si occupò per anni anche come dipendente dello stesso Comune di Castellamonte, lavorando presso la biblioteca. Domani saranno trascorsi due mesi dal decesso. E il corpo ancora giace in una cella frigo dell'obitorio del nosocomio eporediese in attesa di una sepoltura o, più presumibilmente, per rispettare le volontà dell'estinto, di una cremazione. La vicenda non si sblocca, cresce l'indignazione, mail e lettere piovono nella redazione de "La Sentinella" ed il coro è unanime: è uno scandalo. Ultima, in ordine di tempo (la pubblichiamo integralmente a pagina 18) è quella di Francesco Galbiati che chiama in causa anche gli scrittori canavesani ai quali rimprovera di "autocelebrarsi senza aver espresso una parola" (di sdegno, appunto) su quanto sta accadendo a Castellamonte. E al sindaco della città, Paolo Mascheroni, suggerisce di "intitolare una strada ad Albertalli, un concorso letterario, od organizzare una raccolta postuma delle sue opere". Una novità, per altro, è attesa nelle prossime ore. Tra oggi e domani, come assicura il presidente della Fondazione Sandro Penna, Vincenzo Cucco, da Torino esponenti della Fondazione stessa muoveranno alla volta di Castellamonte. L'obiettivo è incontrare il notaio, Vincenzo Bruno, ed avere notizie certe sul testamento. Tra i beneficiari di Albertalli vi sarebbe proprio la Fondazione. Non la sola, per altro. E il primo scoglio è il saldo di 1.200 euro al notaio per la pratica testamentaria. Senza questo, pare proprio che non si potrà neppure ipotizzare una data per le esequie. Qualcuno dovrà pagare, quindi, e alla spesa si aggiungeranno, naturalmente, quella per il funerale e per tutto il tempo che Albertalli è rimasto nella cella frigo. La scorsa settimana la vicenda è approdata in consiglio comunale, l'opposizione ha mostrato i muscoli e chiesto che ad occuparsene sia il Comune ma da Palazzo Antonelli ribadiscono che non è legale. «L'avremmo già fatto - ribadisce l'assessore alla cultura, Nella Falletti - ma non possiamo. Non si tratta di un indigente, ha dei parenti e dei beneficiari che compaiono nel testamento. Io posso solo esortare questi ultimi a rinunciare se non sono interessati. Poi, noi ci muoveremo». Galbiati, nella sua lettera, parla senza mezze misure di "follìa". Con vergogna, sono due espressioni che calzano alla perfezione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA