Processo ai Corrado, colpo di scena

IVREA Udienza ricca di colpi di scena quella di ieri, per il processo nel quale sono imputati i fratelli Corrado, Adriano e Roberto, per il reato di concorso in rapina nel corso della quale trovò la morte Matilde Ruggiero, 77 anni, residente in quartiere San Giovannni, il primo giugno 2010. Per l'accusa, i due fratelli Corrado sarebbero i basisti della rapina. Dei tre testimoni indicati dall'accusa, solo due sono stati ascoltati, il terzo, Daniele Dipinto, no. Motivo? Il suo avvocato, Celere Spaziante, lo ha fatto eliminare dalla lista dei testimoni perché il pubblico ministero Elena Daloiso non lo aveva citato per rispondere sui fatti del 2010, ma per una rapina, sempre ai danni dell'anziana coppia eporediese, ma avvenuta nel 2003. Le altre due deposizioni sono state tutt'altro che lineari. Chiamata a deporre Rita Dorma, ex-compagna di Alberto Stracuzzi (ritenuto teste chiave dell'accusa nel processo e sentito al 4 luglio), è scoppiata in lacrime perché spaventata all'idea di riferire ai giudici quanto aveva vissuto in quel periodo. Ma è stato un passaggio a destare la preoccupazione del procuratore Daloiso, quando la difesa ha cercato di far deporre la Dorma su un interrogatorio avvenuto a Torino. Interrogatorio che non esisterebbe negli atti del processo, per la quale la donna sarebbe stata addirittura prelevata ad Ivrea e portata nel capoluogo. A quel punto la Daloiso ha esclamato: «È ora che la polizia giudiziaria la finisca con queste audizioni alla Ncis!» citando il famoso serial poliziesco americano e lamentando l'esistenza di attività di indagini informali, prive di verbali e non utilizzabili nel procedimento. Il pm ha comunque ottenuto che la Dorma non fosse sentita su quegli interrogatori. Non è andata neppure bene con Giovanni Esposito, l'ultimo dei testimoni sentiti ieri. Molte reticenze, ritrattazioni sui verbali resi all'epoca dei fatti e tanti ricordi confusi e sfocati che hanno indotto il pm a chiedere che la deposizione di Esposito sia oggetto di un'indagine per falsa testimonianza. Non solo. Dalla sua audizione è emerso che in quei giorni, nel giugno di due anni fa, lui e Daniele Dipinto stessero progettando di rapinare la povera Ruggiero, invalida, e suo marito Antonio Poddesu, non vedente. Ad aiutarli nel colpo si sarebbe impegnata anche una terza persona che conosceva bene i due anziani coniugi. La rapina non si fece perché la mattina del colpo, Esposito non si svegliò all'ora prestabilita: «Quella sera avevo fatto tardi per divertirmi e sono rimasto addormentato. Avevamo un appuntamento all'alba e io mi sono svegliato a mezzogiorno e mi sono trovato diverse chiamate sul telefonino». Il caso volle che proprio in quei giorni, invece, la rapina ai danni dei Poddesu prendesse corpo. Il primo giugno, a casa dei due anziani, si presentarono Pollidoro, Giorgio Sieno e Concetto Mazzarella e, nel corso della rapina, Matilde Ruggiero morì. I tre, tutti di Torino, sono già stati condannati in primo grado. Insomma: a Ivrea, il fantomatico tesoretto dei coniugi Poddesu faceva evidentemente gola a molti e, altrettanto evidentemente, era considerato un colpo facile, considerando le condizioni di salute e l'età della coppia. Dopo la deposizione di Esposito, il tribunale ha rinviato il processo il 4 luglio. Sul banco dei testimoni dovrebbe salire Alberto Stracuzzi. Valerio Grosso ©RIPRODUZIONE RISERVATA