Sfrattate per morosità 56mila famiglie
di Vindice Lecis wROMA Quasi 56 mila famiglie italiane nel 2011 sono tate sfrattate per morosità. Negli ultimi cinque anni (dal 2006, prima dell'esplodere della crisi, al 2011) gli sfratti sono aumentati del 64%. L'affanno delle famiglie è confermato dai dati della Banca d'Italia sui redditi: quelle operaie stanno pagando il prezzo più alto della crisi con una decurtazione del reddito medio di 1236 annuo (-8,5%) nel periodo 2006-2010. Gli sfratti rappresentano uno dei prodotti più vistosi della crisi. Le difficoltà ad arrivare a fine mese si ripercuotono su tutte le uscite e l'affitto rappresenta una delle principali: l'87% dei casi di sfratto riguarda proprio la difficoltà a onorare il canone d'affitto che nel 2011, secondo dati provvisori del ministero dell'Interno, sono stati complessivamente 63.846. Solo 832 sono stati i provvedimenti di sfratto emessi invece dal locatore, mentre quelli per finita locazione sono stati 7471. A Roma si conta il maggior numero di provvedimenti di sfratto: 4678 nel 2011. Seguono Torino (2532), Napoli (1557 in città e 1255 nel resto della provincia), Milano (1115 nel capoluogo e 3244 nel resto della provincia). I dati dimostrano «una sofferenza sociale acuta - ha commentato Walter De Cesaris segretario nazionale dell'Unione Inquilini - senza iniziative adeguate di contrasto ci saranno 250 mila sfratti nei prossimi due anni». Per De Cesaris la questione non riguarda solo le metropoli «ma tracima anche nelle medie città e ancora questo dato del 2011 non segnala i tagli che ci sono stati al fondo sociale degli affitti» operati dal governo Berlusconi. Il fenomeno della morosità, ha spiegato Daniele Barbieri, segretario nazionale del Sunia, «riguarda il 90% degli sfratti e a fronte di questo è stato anche azzerato il fondo sociale per gli affitti. Senza provvedimenti urgenti la situazione si aggraverà» per Massimo Petterlin, segretario nazionale del Sicet, «la priorità ora è quella di dare una risposta riconoscendo ai morosi la stessa dignità dei mutuatari in difficoltà». Secondo Confedilizia (i proprietari di case) gli sfratti sono invece «in numero limitato rispetto ai provvedimenti di sfratto emessi». Paolo Ferrero, segretario del Prc, propone «equo canone e prezzi calmierati». Dalle tabelle contenute nell'ultima relazione annuale di Bankitalia si conferma inoltre che sono state le famiglie operaie ad aver pagato il prezzo più alto della crisi: il reddito medio ha subìto un taglio di 1236 euro (riferimento nell'ultimo quadriennio). Nel 2000 il reddito medio di un operaio era pari all'equivalente di 13.691 euro, nel 2010 è sceso a 13.249. Anche per i dirigenti il taglio è stato considerevole: dai 43.825 del 2006 il reddito è sceso a 38.065 (-13,1% pari a 5760 euro). Ma si tratta del periodo 2006-2010, perché se si considera il dato decennale complessivo l'aumento è stato dell'8%. La crescita maggiore nel periodo 2000-2010 ha riguardato però i redditi dei lavoratori autonomi che con 3547 euro in più sono arrivati a un reddito nel 2010 di 26.136 euro. Se però si guarda il reddito dal 2006 in poi il calo è del 9%. Passando ai dati generali, il reddito medio nazionale era pari a 18.358 euro nel 2000. Dieci anni dopo è aumentato di 1137 euro (+6,2%). Considerando il periodo 2006-2010 si registra una contrazione del 4,3% (riduzione di 880 euro). I dati sui redditi delle famiglie degli operai «sono la riprova che in Italia non si è guardato a come migliorare le condizioni generali dei lavoratori, e oggi registriamo anche questo dato perverso». Bisogna quindi intervenire sul fronte fiscale, per «recuperare equità e potere d'acquisto». È il giudizio dei sindacati, che chiedono al governo di intervenire . ©RIPRODUZIONE RISERVATA