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di Andrea Sini wINVIATO A POZNAN (Pol) L'azzurro stinge facilmente, sui prati polacchi. È un azzurro che brilla finché le gambe girano e a patto che la palla non si avvicini alle linee laterali. Basta che una di queste condizioni non si verifichi e l'azzurro scolorisce e si fa grigio. È grigio, maledettamente grigio, il cielo sopra Poznan, cuore della Wielkopolskie, la Grande Polonia. Ma qua di grande c'è solo la delusione per una nazionale praticamente abbandonata dai tifosi (appena tremila, contro i diecimila croati) che si culla su una magia di Pirlo e poi si squaglia in un attimo. Il tempo di un tè caldo nell'intervallo. Ne viene fuori un pareggio che spinge la Croazia verso i quarti e allontana l'Italia del ct Prandelli dalla qualificazione. Con Spagna -Croazia a clamoroso rischio biscotto nell'ultima giornata del girone, è assai probabile che questa Italia non veda mai l'Ucraina, sede dei quarti. L'illusione. Il primo tempo non è entusiasmante ma l'Italia dimostra di poter andare in porta con relativa facilità e con soluzioni diverse. Balotelli va al tiro tre volte nel giro di 15 minuti, Cassano trova spesso la giocata spacca-difese. Come al quarto d'ora, quando un suo guizzo dà il via a un'azione che porta Marchisio a calciare (alto di poco) da buonissima posizione. La Croazia soffre le verticalizzazioni degli azzurri ma scopre presto che le fasce sono incustodite. Il terzino mancino Strinic mette alle corde Maggio; dall'altra parte Giaccherini patisce gli slanci di Srna. Davanti, i corazzieri croati Jelavic e Mandzukic hanno fisico e corsa ma per fortuna non tecnica sufficiente per superare il trio difensivo guidato da De Rossi. L'Italia gira attorno a Pirlo. Che quando sale in cattedra è capace di cambiare la squadra da così a così. Dai suoi piedi e da quelli di Cassano partono le giocate che illuminano la manovra. È quasi paradossale che, dopo tante occasioni (clamorosa quella doppia capitata a Marchisio) che il risultato si sblocchi solo su calcio da fermo, con la magia di Pirlo che manda al tappeto i croati a fine tempo. Le sbavature ci sono, ma sembra una buona Italia. Il disastro. Il brio azzurro resta negli spogliatoi dopo l'intervallo: nella ripresa si gioca una partita diversa. Il baricentro della Croazia si sposta in avanti di almeno trenta metri e l'Italia di fatto smette di giocare, schiacciata nella sua metà campo e incapace di riaccendere la luce della manovra. La Croazia ritrova la fiducia e le giocate della stella Modric, latitante nel primo tempo. Prandelli si incarta. Il ct prova a mischiare le carte e si fa prendere la mano: esce Thiago Motta, nuovamente in ombra, ma al suo posto entra Montolivo (e non Nocerino), troppo leggero per reggere l'urto croato. La staffetta Balotelli-Di Natale stavolta non ha effetti positivi, e anche questo è un errore, perché SuperMario era in palla mentre Cassano era già in riserva. Non si può dire che il gol sia nell'aria, ma per rimettere in corsa la Croazia basta uno svarione di Chiellini, che si dimentica Mandzukic solo in area e viene punito. I croati festeggiano e già pregustano un bel pari con la Spagna. Sulla nazionale di Prandelli cala il gelo. Un azzurro così stinto sta benissimo col grigio del cielo di Poznan. ©RIPRODUZIONE RISERVATA