Trovate altre tre bombole Erano pronte per esplodere
BRINDISI Erano tutte dotate di innesco e pronte per esplodere se fossero state collegate ad un congegno elettrico da azionare con telecomando: tre bombole per gpl sono state trovate dagli investigatori in un uliveto, avuto in eredità dal padre, di proprietà di Giovanni Vantaggiato, reo confesso dell'attentato di Brindisi del 19 maggio e detenuto nel carcere di Lecce. Come quelle fatte esplodere davanti all'istituto professionale Morvillo-Falcone, anche queste erano state svuotate del gas e riempite di polvere pirica. Due bombole sono state disinnescate, la terza verrà fatta brillare perchè l'operazione di disinnesco sarebbe troppo pericolosa. Sul posto ha operato ieri personale del Ros e dello Sco, dei carabinieri e della Squadra Mobile di Brindisi con i relativi Servizi di polizia scientifica e artificieri. Non è chiaro se le tre bombole rientrassero nelle prove di esplosione alle quali Vantaggiato ha fatto riferimento negli interrogatori. Ma al momento non si può escludere, visto che le bombole non erano state ancora usate, che l'imprenditore avesse in mente di ripetere il folle gesto di Brindisi. Il ritrovamento è stato possibile grazie alle dichiarazioni dello stesso Vantaggiato che aveva indicato la campagna in località Enzite come il luogo dove sin da prima di Natale, aveva effettuato delle prove esplosive, evidentemente proprio in vista dell'attentato in cui ha perso la vita Melissa Bassi. Si cercano ora i 4 telecomandi che l'imprenditore ha detto di avere acquistato e si sta verificando se la polvere pirica è la stessa utilizzata a Brindisi. Intanto l'avvocato Franco Orlando, che assiste Giovanni Vantaggiato, ha dal canto suo annunciato che «farò ricorso al tribunale del riesame, per far cadere l'accusa dell'aggravante del terrorismo. E per prassi presenterò anche istanza di scarcerazione con invio ai domiciliari, anche se devo dire, che per il momento, è meglio che il mio cliente stia dove si trova».