Lite sul ddl anticorruzione Il governo pone tre fiducie

di Natalia Andreani wROMA Alla fine il maxi emendamento sul ddl anticorruzione non c'è stato. La mediazione tra i partiti tentata dal ministro della Giustizia Paola Severino, che aveva messo a punto il provvedimento, è fallita. Il Pdl ha detto no. E l'esecutivo, preso atto di non essere riuscito «ad onorare i propri impegni» - per dirla con le parole pronunciate in Aula dal ministro per i Rapporti col Parlamento, Pietro Giarda - ha blindato il testo con la richiesta del voto di fiducia. Una situazione di stallo «che mortifica il ruolo della Camera», si è lamentato il presidente dell'assemblea, Gianfranco Fini. Ma tant'è. Si voterà la fiducia sui tre articoli «caldi»: il 10, quello che regola l'incandidabilità dei condannati, il 13, che riscrive la corruzione e la concussione e introduce nove fattispecie di reato come il traffico di influenze, ed infine il 14 che definisce ce la corruzione tra privati. Anzi. Si voteranno tre diverse fiducie sui singoli articoli (ritenuti non accorpabili per ragioni procedurali) nel testo uscito dalle commissioni. Il primo voto oggi alle 12, il secondo alle 15, il terzo alle 18. «E se non c'è la fiducia il Governo va a casa», aveva avvertito, appena venerdì, la stessa Severino. La fiducia chiesta dal Governo «è un mezzo costruttivo, voluto per superare un impasse», ha commentato ieri il Guardasigilli. Ma il clima parlamentare è bollente, con liti andate avanti fino a ieri mattina. Ad esempio sull'articolo 7 (che impedisce ai condannati per reati specifici di fare contratti con la PA) che per il Pdl conterebbe una norma salva Penati. Ma più che mai sul 13: impossibile, per il Pdl, accettare l'aumento delle pene minime e massime proposto dal Pd. «Voteremo la fiducia per senso di responsabilità, ma ci auguriamo che al Senato il testo cambi», ha detto il presidente dei deputati Pdl, Fabrizio Cicchitto, allontanando i tempi per il varo di un ddl che per il presidente della Corte dei Conti Luigi Giamapolino, è invece «una nuova miniriforma della PA» quanto mai necessaria. Spara a zero, invece, Antonio Di Pietro: «Siamo stufi di vedere che ci sono luoghi diversi dal parlamento per fare accordi che non possiamo accettare. Dove va il governo? Al bar? In cantina? In commissione? Con chi si confronta?», attacca il leader Idv mentre dall'Udc, Pierlugi Mantini critica il Pdl per non avere voluto inserire nel ddl l'incandidabilità dei condannati per reati gravi. «In questo modo si rimanda la questione a dopo le elezioni ed è scandaloso. Non è un bel finale», ha spiegato il costituzionalista dell'Udc. «Spettacolo sconcertante», chiosa il leader del Sel, Nichi Vendola: «Il governo dei tecnici è un equipaggio in balia delle onde». ©RIPRODUZIONE RISERVATA