Dalla Cina arriva di tutto, anche le tegole

Nei Comuni delle Valli Orco e Soana, dove i piani regolatori, in genere, prevedono l'uso delle lose nei centri storici e nelle zone comprese nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, si manifesta lo stesso fenomeno di Gravere. Nelle vecchie borgate sono sempre più numerose le case pericolanti e gli edifici rurali sparsi sono quasi tutti crollati. A Locana, per agevolare i proprietari delle case dei centri storici, è stato previsto anche l'impiego di simil lose, un materiale sintetico. «Una novità che non ha avuto molto successo – spiega il primo cittadinos, Giovani Bruno Mattiet (nella fotogrtafia ndr) – . Questo tipo di copertura non è molto conveniente dal punto di vista economico, salvo si debba rifare un tetto che prima era coperto a tegole. In questo caso le lose artificiali, essendo leggere, permettono di mantenere la stessa travatura, che con quelle vere andrebbe, invece, rinforzata facendo lievitare i costi». Le simil lose sono state utilizzate finora da cinque privati e dallo stesso Comune per la copertura della struttura comunale di piazza Ex Casermette. (o.d.p.) RONCO Il Canavese si prepara all'ennesima rivoluzione. I bei tetti a lose, elemento caratteristico del paesaggio e dell'architettura delle nostre valli, sono probabilmente destinati a scomparire. Un'epoca è finita se a loro rinuncia anche la Valle d'Aosta, regione che aveva varato una specifica normativa per far si che tutti gli edifici, vecchi e nuovi, avessero la tipica copertura in pietra. La notizia, nei giorni scorsi, è stata accolta con stupore in Valle Soana, dove tutti hanno sempre guardato con invidia ai cugini valdostani perché potevano beneficiare di contributi per i tetti a lose, privilegio altrettanto proverbiale dei famosi (ed ora aboliti) buoni benzina. Ebbene, adesso, nella Vallée le lose non sono più obbligatorie, salvo in caso di vincoli della Soprintendenza o ambientali. Il motivo? A parte la necessità, che si fa sentire anche da quelle parti, di limitare le uscite dalle casse regionali, ad indurre la Regione autonoma a questo passo è stata la constatazione che le lose, ormai, non sono più un materiale locale. Queste lastre di pietra, in effetti, da molto tempo non vengono più estratte dalle montagne valdostane, poiché per salvaguardare l'ambiente le cave sono state chiuse in tutto il territorio regionale. Sul versante canavesano le cave sono ormai solo più un pallido ricordo, abbandonate da decenni perché poco redditizie. Allora, da dove arrivano le lose nuove? Da Luserna, la maggior parte di quelle utilizzate negli ultimi 30, 40 anni, come confermano alcuni artigiani edili di Ronco, Valprato e di Frassinetto. Da Luserna anche quelle che ricoprono molti tetti della Vallée, dove, però, negli ultimi anni vengono utilizzate lose provenienti da molto più lontano: dalla Norvegia e dalla… Cina. Proprio così, dalla Cina ormai arriva di tutto, persino le tradizionali lose. «Sono le migliori, sotto tutti i punti di vista – assicura un imprenditore della Valle d'Ayas – . Da due anni usiamo solo le cinesi, quelle di Luserna sono troppo pesanti, le norvegesi troppo care. Le lose della Cina, invece, sono calibrate sui 2 centimetri e mezzo, perfette per i nostri tetti, e costano la metà». Situazione paradossale che ha indotto la Valle d'Aosta a cambiare rotta, permettendo l'uso di altri materiali, tegole e lamiera grigie e, in bassa valle, coppi rossi canavesani. A dire addio alle lose anche in Canavese (come avvenuto a Gravere, in Valle di Susa) potrebbe concorrere la paralisi dell' edilizia e del degrado delle borgate, in cui vi sono case che crollano ed intere aree pericolanti, e questo perché le lose costano troppo. I costi, in effetti, sono almeno il doppio rispetto a quelli per coperture con tegole, dato che per un tetto a lose occorrono tra i 300 e i 400 euro al metro quadro. Costi che paiono ancor più esorbitanti se applicati ad edifici rurali, come i ricoveri per gli animali e le baite degli alpeggi che, infatti, crollano laddove, senza alcun aiuto pubblico, vige l'obbligo delle lose. Ornella De Paoli ©RIPRODUZIONE RISERVATA