Bankitalia, calati i redditi degli operai
ROMA È cresciuto poco e per pochi il reddito reale delle famiglie italiane nel primo decennio degli anni 2000. Non solo: negli anni della crisi (2006-2010) è sceso per tutti. A fare i conti in tasca alle famiglie è la Relazione annuale della Banca d'Italia, da cui emerge che il reddito reale delle famiglie è cresciuto tra il 2000 e il 2010 appena del 6,2% (da 18.358 a 19.495 euro), ma mentre nei nuclei con capofamiglia lavoratore autonomo il reddito è cresciuto del 15,7%, nelle famiglie di operai, apprendisti e commessi il reddito è diminuito nel decennio del 3,2%, mentre nelle famiglie di dirigenti è cresciuto dell'8% e in quelle di pensionati del 9,8%. Se si guarda al periodo della crisi il calo è consistente non solo per il reddito reale disponibile delle famiglie di operai (da 14.485 euro del 2006 a 13.249 del 2010 con un -8,5%) ma anche per quello delle famiglie di dirigenti (passate da 35.229 euro del 2000 a 43.825 del 2006 e a 38.065 del 2010 con un calo negli ultimi quattro anni considerati del 13,1%) e dei lavoratori autonomi (da 28.721 a 26.136 euro con una riduzione del 9%). Hanno tenuto dal 2006 al 2010 i redditi reali delle famiglie di impiegati, quadri e insegnanti (da 21.344 euro a 21.311) mentre hanno avuto un lieve avanzamento i redditi dei nuclei con capofamiglia pensionato (da 18.579 a 19.194 e un +3,3%). Il reddito medio disponibile delle famiglie era nel 2010 di 22.758 euro in media nel Centro Nord e di 13.321 euro nel Sud e nelle Isole. Se si guarda solo alle retribuzioni reali nette mensili dei lavoratori dipendenti nel 2010 si attestavano su 1.439 euro, sostanzialmente stabili rispetto ai 1.410 euro medi del 2000 e in calo rispetto ai 1.489 euro del 2006. (1.503 euro nel Centro Nord, 1.276 nel Sud e nelle Isole). Lievemente migliore la situazione delle retribuzioni reali nette dei lavoratori dipendenti a tempo pieno passate dai 1.483 euro mensili del 2000 (valori a prezzi 2010) a 1.543 euro nel 2010 (1.606 euro nel Centro Nord, 1.380 nel Sud e nelle Isole). Il dato del totale dei lavoratori dipendenti risente della crescita in questi anni del part time (che abbassa la media delle retribuzioni complessive perchè basate su meno ore di lavoro). In parallelo con il calo dei redditi vi è l'aumento dei disoccupati. Sono infatti oltre 200 mila le famiglie che hanno scoperto la disoccupazione negli ultimi quattro anni, mentre i più colpiti tra i senza lavoro sono i giovani under 35. I nuclei con almeno una persona in cerca lavoro, negli anni della crisi, sono infatti aumentati del 40,7% tra il 2008 e il 2011. È quanto emerge dal rapporto di previsione territoriale della Svimez, l'Associazione per lo sviluppo dell'industria nel mezzogiorno, e dell'Irpet, Istituto di programmazione economica della Toscana. Questa tendenza è stata esplosiva al Nord, +69,7%: significa oltre 90 mila nuove case con almeno un abitante disoccupato. Le persone senza lavoro sono cresciute, secondo lo studio, negli ultimi quattro anni di 436.249 unità. Un'emorragia che ha colpito forte soprattutto sui più giovani: secondo gli studi dell'Irpet il 70% dei lavoratori che hanno perso il lavoro tra il 2008 e il 2010 e che non lo hanno ritrovato nel 2011 hanno meno di 35 anni. È il reddito dei più giovani, inoltre, ad aver subito la contrazione più forte: -10,3%. Tra i 35 e i 44 anni, la perdita è stata del 3,6% e per gli over 45 di appena lo 0,7%. Questo risultato si spiega in parte con la diffusione tra i ragazzi di contratti meno stabili e che precludono l'accesso agli ammortizzatori sociali. Per una famiglia media la perdita di reddito reale imputabile alla crisi è stata di circa 800 euro l'anno tra il 2008 e il 2011, il 22% inferiore a quella che avrebbero subito senza ammortizzatori sociali.