Stroncato a 37 anni da un malore

CARAVINO Si svolgono questa mattina, alle 10, nella chiesa parrocchiale di Caravino i funerali di Andrea Zamana, 37 anni, il carpentiere stroncato nella mattinata di martedì scorso da un infarto mentre stava lavorando in un'abitazione in fase di ristrutturazione a Viverone. Una notizia che nel piccolo centro di Caravino, dove Andrea Zamana abitava con i genitori in una bella villa in via generale Alberto, ha scosso tutti. Andrea era molto conosciuto perché, oltre ad essere un carpentiere specializzato, faceva parte del locale gruppo alpini. Una passione che condivideva con il fratello Massimo, di due anni più grande, che degli alpini di Caravino è il capogruppo. «Le adunate degli alpini, lo spirito di gruppo, la solidarietà che li unisce – racconta il padre Arduino cercando di farsi forza - erano la sua grande passione. Le vacanze le passava così, partecipando alle varie adunate in giro per l'Italia. Soltanto un mese fa eravamo stati insieme all''adunata di Bolzano. Dopo il lavoro, invece, si prendeva cura della vigna di famiglia che abbiamo ad Albiano». Un racconto fatto di tante pause, di occhi bassi che incrociano quelli della moglie a cercare conforto insieme. È un uomo forte il signor Arduino, arrivato a Caravino dal Veneto negli anni '50, una roccia come era Andrea, e come è l'altro figlio Massimo. «Quando mi hanno chiamato dal cantiere - riprende a raccontare il padre – ho percepito che doveva essere accaduto qualcosa di grave. Sono corso subito: Andrea era a terra con l'equipe medica dell'elisoccorso che tentava di rianimarlo. Per un momento ho avuto speranza, poi il mondo mi è caduto addosso. "Non c'è più niente da fare", mi ha detto il medico, l'infarto è stato violento ed il cuore non si è ripreso. Non ha sofferto». Lo sfortunato Andrea si era accasciato a terra alle 9, mentre era intento al rifacimento di un cortile. Subito era stato soccorso da un paio di colleghi e dal suo datore di lavoro che gli ha praticato il massaggio cardiaco in attesa del 118. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri ed i tecnici dello Spresal, ma è risultato subito chiaro che si era trattato di un malore e non di un infortunio sul lavoro: la magistratura biellese infatti non ha ritenuto di disporre l'autopsia ed il corpo del carpentiere è stato subito composto nella sua abitazione. Lydia Massia ©RIPRODUZIONE RISERVATA