Un uomo schivo, solitario e quella mano in tasca
ROMA Quell'abitudine di portare la mano sempre in tasca. Il "portamento" di Giovanni Vantaggiato, lo ha reso riconoscibile, agli occhi di chi lo conosce, come il tappezziere del suo yacht da 50 piedi ormeggiato nella darsena di Porto Cesareo. E, soprattutto, a quelli degli investigatori che per giorni hanno analizzato fotogramma per fotogramma i filmati che, alla fine, lo hanno inchiodato. L'attentatore dell'esplosione è un uomo benestante, schivo ma non scontroso, un lavoratore che «non farebbe del male a una mosca», dicono di lui compaesani e amici di Copertino. Alto 1,60, 68 anni, capelli bianchi diradati, occhiali da vista, le mani in tasca, il piede destro che vira verso l'interno: è l'identikit tracciato, con l'aiuto delle immagini, da chi indaga. Vantaggiato, sposato, due figlie, una villetta nel centro cittadino della provincia leccese, un'attività di piccolo imprenditore con la rivendita di carburante per l'agricoltura e gas per il riscaldamento, la Marchiello Carburanti Sas (intestata alla moglie Giuseppina Marchiello), che è stata la sua fortuna economica. Gli affari sono andati un po' in declino quando la rete del metano ha preso il sopravvento sul territorio. Ma la famiglia Vantaggiato poteva comunque permettersi di mantenere Camuffo, il grosso yacht con cui faceva le vacanze in Grecia. «Non è un killer, ma un gran lavoratore, una bravissima persona - dice difendendolo un suo amico d'infanzia, Giuseppe Vitale - se ha fatto quello deve essere stato perché gli è andato il sangue al cervello per la truffa subita, deve avere perso la testa e ha sbagliato». Vantaggiato non ha chiarito il movente dell'attentato. In queste ore ha preso però corpo l'ipotesi di una vendetta contro il tribunale di Brindisi. Forse, nel procedimento penale contro l'uomo che lo ha truffato, Cosimo Parato, emettendo assegni a vuoto, per la fornitura di carburante, per un valore di oltre 342mila euro, Vantaggiato non si è ritenuto soddisfatto. Eppure, i giudici hanno condannato Parato alla pena di due anni e due mesi, al pagamento di una multa di 600mila euro e delle spese processuali. Poi, il risarcimento del danno economico sarebbe stato liquidato in altra sede, quella di un procedimento civile. La sentenza di condanna al truffatore è stata emessa il 19 aprile scorso. L'attentato è arrivato esattamente un mese dopo. Ma perché la bomba al tribunale che, nella sostanza, ha condannato l'uomo che lo ha truffato? Forse non era abbastanza? «Meglio non poteva andargli» commenta l'avvocato di Parato, Raffaele Missere. (a.d'a.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA