Trionfa sempre il gioco di squadra

Un sospetto l'avevo: non bastano undici campioni per fare una formazione invincibile, conta il gioco di squadra, il lavoro di gruppo. La vita assomiglia molto ad un gioco di squadra in cui certi ruoli non aderiscono al mio personale carattere, ma sono imposti per una serie di eventi casuali e causali tra di loro intrecciati. Ogni giorno siamo immersi nella comunicazione, un aspetto quotidiano che riguarda tutti, e penso che non esista la non-comunicazione. Esiste, però, ed è esperienza comune soprattutto in ambito lavorativo, la comunicazione inefficace, quella che non centra l'obiettivo o viceversa riesce a creare o a peggiorare conflitti preesistenti. La prima considerazione è che il modello comunicativo durante la giornata si può distorcere portando spesso come conseguenza il deterioramento delle relazioni interpersonali in ambito lavorativo. Da qui l'importanza rivestita dall'efficacia del processo comunicativo. Mi devo ricordare, ogni giorno, che il termine comunicare vuole dire "trasmettere" e purtroppo se non trasmetto bene il messaggio o non recepisco bene il messaggio di chi mi sta attorno, poi i risultati non sono quelli sperati. Nel lavoro come nelle Associazioni di volontariato o politiche il "colpo di genio" non basta più, ma per avere successo occorre fare gioco di squadra. Il segreto è quello di mettere insieme "fantasiosi non concreti e concreti poco fantasiosi". L'importante è avere un obbiettivo comune da condividere con entusiasmo ed aiutandosi a vicenda. Ogni giorno la vita quotidiana, mi ricorda che devo giocare come se fosse quello il giorno più importante: o noi lavoriamo come squadra o cederemo un centimetro alla volta, uno schema dopo l'altro fino alla disfatta. Se ci crediamo, sono convinto che possiamo scalare le pareti quotidiane un centimetro alla volta. Ma da soli non possiamo farlo se non ci passiamo più informazioni possibili, se non riponiamo incondizionata fiducia gli uni agli altri. Chiedo scusa se paragono la magnifica avventura della vita quotidiana al football, perché in entrambi questi giochi il margine di errore è ridottissimo: mezzo passo fatto un po' in anticipo o in ritardo e noi non ce la facciamo, mezzo secondo troppo veloce o troppo lento e manchiamo l'obbiettivo. I centimetri che ci servono sono dappertutto intorno a noi e ce ne sono in ogni attimo della partita. Ogni giorno devo essere consapevole e credere che posso farcela, perché la vita in certi frangenti è tutta lì, è in quei dieci centimetri che ci stanno davanti. Non posso obbligare nessuno a lottare, ma basta guardarci negli occhi, consapevoli del fatto che quando sarà il momento ci aiuteremo a vicenda. Questo è essere una squadra: o noi siamo un buon collettivo o saremo annientati individualmente. Allora cosa si vuole fare? O dialoghiamo e facciamo gruppo oppure giochiamo individualmente e se perdiamo non ci sarà nessuno con cui dividere la sconfitta. Per questo siamo costretti a vincere giorno per giorno. Giorgio Cortese