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di Andrea Di Stefano w MILANO Un allarme chiaro, ma anche un piano per la crescita all'orizzonte. Il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera ieri ha evidenziato che «in Italia tra inoccupati che non cercano lavoro, disoccupati, cassintegrati e sotto-occupati siamo a 7 milioni, a cui si possono collegare quattro familiari a testa, che significa 28 milioni di persone. La crisi di oggi è seria, ma l'Italia non è quella del dopoguerra. Quella era molto più seria», ha sottolineato il ministro al Festival dell'economia di Trento. «L'Italia - ha continuato Passera - ha già ora la sua forza sul mercato globale. Il governo tecnico è servito per la gravissima difficoltà finanziaria, ma vi ricordo che anche adesso abbiamo un export a due cifre. Se abbiamo una fitta agenda per la crescita è per i giovani, anche se so le loro difficoltà. Pensiamo però, ad esempio, che se hanno tanto successo nel lavoro all'estero vuol dire che abbiamo un sistema scolastico che li rende attraenti. È molto importante - ha concluso - non disegnare un'Italia che non è. Siamo pur sempre la terza o quarta economia europea». Passera ha voluto rimarcare nuovamente che «la robustezza che il governo ha usato alla fine dell'anno scorso sui conti per non scivolare verso una situazione quasi greca non verrà meno». Le affermazioni del ministro assumono particolare peso perché il premier Mario Monti ha intenzione di convocare un consiglio dei ministri straordinario, probabilmente mercoledì, in occasione del quale dovrebbe essere varato proprio il Piano per la crescita messo a punto dal ministro dello Sviluppo economico, che mediante l'approvazione di due decreti legge deve attivare un pacchetto di misure capaci di stimolare investimenti ed occupazione (incentivi alle imprese, ai settori strategici, al Mezzogiorno, crediti di imposta). Sul tavolo ci sarebbero anche gi incentivi alle rinnovabili termiche che sono molto sollecitate dal settore dopo il taglio degli incentivi al fotovoltaico elettrico. Intanto circola con insistenza l'indiscrezione secondo cui i leader dell'Eurozona avrebbero incaricato il presidente della Bce Mario Draghi e tre altri leader europei di produrre una bozza per mettere in sicurezza l'Euro per il vertice di fine mese. Il gruppo, che oltre a Draghi include il presidente del Consiglio europeo Herman van Rompuy, il presidente della Commissione Ue Jose Barroso e il ministro delle Finanze lussemburghese Jean Claude Juncker che presiede l'Eurogruppo, starebbe lavorando ad un vero e proprio "masterplan". Il piano include proposte per integrare la politica di bilancio, creare «un'unione bancaria, una politica e sottoscrivere riforme strutturali comuni». Ma sulla difficilissima situazione dell'euro rischia di arrivare una nuova tegola legata alla crisi greca: dopo Irlanda, Portogallo e Grecia, anche Cipro sembra sul punto di chiedere aiuto alla comunità internazionale. Secondo l'ex presidente George Vasiliou «non c'è tempo da perdere», perché altrimenti il paese potrebbe subire gravi conseguenze economiche e finanziarie. Il problema principale di Cipro è, infatti, la forte esposizione che le sue tre principali banche - Banca di Cipro, Banca Popolare di Cipro e Banca Ellenica - hanno nei confronti della Grecia. Dopo la ristrutturazione del debito greco, le banche e i creditori privati hanno perso circa l'80% del valore dei loro crediti e questo ha creato grandi problemi, soprattutto per Cipro. Cipro ha due strade davanti a sé: tentare di risanare il suo debito da sola oppure chiedere aiuto alla comunità internazionale. Questa sarà l'ultima soluzione che il governo prenderà in considerazione, viste le misure di austerità che verrebbero imposte al paese in cambio di un prestito del Fondo Monetario Internazionale e della Bce. Negli Stati Uniti dopo i deludenti dati sull'occupazione di venerdì scorso, ci si aspetta una mossa da parte della Federal Reserve: giovedì 7 gli occhi saranno puntati sull'audizione che il presidente della Fed Ben Bernanke farà al Congresso di Washington e, in particolare, si cercheranno indizi su un nuovo allentamento quantitativo, il cosiddetto QE3, ovvero una nuova iniezione di liquidità nell'economia Usa, che potrebbe essere già decisa nella prossima riunione del Fomc, il comitato di politica monetaria, in calendario il 19 e 20 giugno prossimi. Ma prima di allora, per l'esattezza mercoledì 6 ci sarà il summit mensile della Bce, seguito il giorno dopo da quello della Banca d'Inghilterra; alla luce dei dati dell'economia britannica, proprio quello varato da Londra potrebbe essere il prossimo quantitative easing anti-crisi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA