Giarda: allo studio tagli su 100 miliardi
di Fabio Iuliano wROMA Arriva a 100 miliardi la spesa pubblica potenzialmente «aggredibile» nel breve periodo, «ma se si guarda più lontano si può intervenire su almeno 300 miliardi». Da qui devono saltar fuori risparmi di 4,2 miliardi per evitare l'aumento dell'Iva dal primo ottobre. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, sceglie i microfoni di «A conti fatti» su Radio Vaticana, per scandire tempi e modi, del processo di revisione delle uscite statali. In settimana, il commissario straordinario per la spending review Enrico Bondi dovrebbe presentare la propria relazione al comitato interministeriale presieduto dal premier Mario Monti. Eventuali interventi normativi verrebbero inseriti in un decreto da varare a giugno. Per ribadire la necessità dei tagli Giarda ha paragonato il bilancio dello Stato a quello di una famiglia che, dopo la nascita di un bambino, deve «riguardare ai vizi accumulati nel passato. Dobbiamo riconsiderare se le nostre abitudini sono ancora compatibili con la nuova situazione economica». Una tac o una garza dovranno costare la stessa cifra sia in Calabria che in Lombardia, e una cartuccia per stampante dovrà essere pagata al miglior prezzo sia da un ministero che dall'Inps. Questo si traduce in un «taglio degli sprechi» e nella «correzione delle inefficienze». L'obiettivo è quello di ridurre le tasse dei cittadini e di «emettere qualche titolo di debito in meno». Giarda ha spiegato che la ricerca di «risparmi e tagli agli sprechi riguarda l'intero settore pubblico, dallo Stato al più piccolo dei Comuni» poiché «l'intero Paese non si è ancora adattato alle nuove condizioni economiche. Non ci sono posti o sezioni in cui ci siano sprechi maggiori». Il totale delle uscite sfiora gli 800 miliardi e la spesa corrente ammonta a 676,8 miliardi di cui 114,5 per la sanità. Sotto osservazione gli stipendi agli statali, consumi intermedi, sociale, interessi passivi e pensioni, ma non tutto è riducibile a breve. Per Giarda gli step sono due dunque: prima si metterà la lente su 100 miliardi, poi gli interventi interesseranno un ammontare di spesa complessivo vicino a 300 miliardi. Il governo, che si muove compatto su questo fronte, è sollecitato dalla propria maggioranza che, come spiega Enrico Morando, senatore Pd della commissione Bilancio, vuole evitare l'aumento dell'Iva a ottobre oggi previsto dal decreto salva-Italia: «I consumi interni calerebbero e la recessione si avviterebbe su se stessa». E anche Osvaldo Napoli, assicura «il sostegno pieno del Pdl su questa strada», mentre Daniela Santanché coglie l'occasione per promuovere un'iniziativa contro l'Imu, proprio alla luce dei tagli annunciati. Le opposizioni, invece criticano: Paolo Ferrero (Prc), accusa Giarda di «dare i numeri», mentre l'Idv chiede al governo di risparmiare sulla parata del 2 giugno. «Il ministro», interviene poi il vicecapogruppo alla Camera Antonio Borghesi, «dovrebbe indicare se ci sono non ci sono tagli ai costi della politica, come quelli contenuti nell'elenco indicato dall'Idv che farebbero risparmiare circa 10 miliardi l'anno». ©RIPRODUZIONE RISERVATA