«Una città drogata da un potere assoluto e incondizionato»

RIVAROLO «Risarcito? No, non mi sento ripagato di nulla. Non ho alcuna soddisfazione in quello che è accaduto anche se sono in tanti in città, oggi, a pensare che la ruota panoramica gira e prima o poi ci si ritrova in basso...». Quei tanti sono i rivarolesi a cui è tornato in mente (la gente tende a dimenticare, a rimuovere, poi, improvvisamente qualcosa riaffiora nella memoria) ciò che è accaduto a Carlo Bollero (nella foto). Lui, da novembre dello scorso anno, è un cittadino qualunque avendo dato le dimissioni da consigliere, ma è stato anche sindaco di Rivarolo, vincendo le elezioni, nel 2004, e perdendole, a colpi di sentenze, l'anno dopo. Fabrizio Bertot fu così abile, anzi, lo furono i suoi avvocati, a ribaltare quello che era stato il responso delle urne. E Bollero, tornando a quei giorni così difficili, non usa giri di parole. «Sono sparite dodici schede, dodici voti validi di altrettanti elettori rivarolesi - sostiene - . In quel modo è stata uccisa la democrazia». E a proposito di sentenze non ha dubbi: «Una sentenza del Consiglio di Stato ha fatto sì che si insediasse a Palazzo Lomellini senza avere alcun merito. Una sentenza del Consiglio dei Ministri lo ha tolto di mezzo spianando la strada a un commissario, anzi, ad una commissione, visto che i commissari saranno tre. Bertot ha vissuto la sua carriera politica a colpi di sentenze». Bollero non ha troppa voglia di rivangare ciò che avvenne sette anni fa anche se non fatica ad ammettere che lui "venne sacrificato" (e in nome di che cosa se lo chiede anche adesso), ma la sofferenza di allora ha qualcosa in comune col dispiacere per "vedere una città come la mia infangata". «Bertot non ha mai ascoltato nessuno e non l'ha fatto neppure quando all'inizio dell'Operazione Minotauro gli era stato chiesto di dare le dimissioni - osserva l'ex primo cittadino - . Non lo stavamo colpevolizzando. Se avesse avuto un po' di buon senso si sarebbe fatto da parte. Una volta fatta chiarezza, avrebbe sempre potuto ricominciare da dove aveva lasciato. Non c'è stato verso. Non sono servite le sollecitazioni. Rivarolo è una città che ha vissuto come drogata da questo potere assoluto, incondizionato. E ora ne paga le conseguenze. Dolorosissime». (m.mi.)