Il sospettato racconta: «Notte da incubo»
BRINDISI Un giorno vissuto pericolosamente da sospettato numero uno per l'attentato di Brindisi. Ore e ore trascorse in questura, mentre la città e l'Italia intera già immaginava di avere «il mostro» che ha ucciso Melissa. Poi l'uomo a lungo interrogato è tornato a casa, libero, intorno alle 2 di notte, e con lui la figlia di 3 anni che non sapeva a chi lasciare e s'era portato dietro in questura. «È stato un incubo, ma sono un uomo onesto, non c'entro niente con la bomba, però per fortuna l'hanno capito che sono un onesto», le sue parole nel video che lo ritrae di spalle nella propria abitazione e pubblicato da Stampa.it. L'uomo parla mentre dalla tv di casa arriva l'audio - e s'intravede qualche immagine - di un programma di intrattenimento. «L'unica cosa che voglio è essere lasciato in pace - dice per prima cosa - sono un uomo onesto. Chiaramente ieri è stato un incubo». Poi sottolinea «sono sempre stato tranquillo perché ho la coscienza in pace». Le basta questo? «Per me basta così». Gli chiedono come è stato trattato in questura, «Beh insomma, bene...»; mai sentita una violenza contro di lui, «in questura no...». E a casa? (domanda riferita al momento in cui gli investigatori sono andati a cercarlo) «A casa c'è stato un po' di trambusto...», la risposta. Gli chiedono della bambina di tre anni che ha portato con sé perché non sapeva a chi e dove lasciarla. «La bambina è stata un po' distratta...». L'uomo dice che sabato mattina, al momento dell'attentato, era a casa, distante 300 metri dal luogo dell'esplosione, e di aver ovviamente avvertito il boato: «Ho pensato a qualcosa di grave, il botto era molto forte». Quindi è uscito di casa intorno alle 11, raggiungendo la zona dell'attentato, per capire cosa fosse avvenuto. Gli fanno notare che è ritenuto «un grande esperto» di elettronica, e lui replica con un «me la cavo...». A questo punto l'uomo dice «esigo che io non venga più seguito» dai mass media, e aggiunge di non avere paura della gente e della reazione della comunità: «La gente si renderà conto della verità. Lasciatemi in pace perché non ho nulla a che vedere con questa storia, questo è palese...». Intanto è bufera su Twitter contro Sandro Ruotolo, dopo che il giornalista di «Servizio Pubblico» ha inviato sul social network una serie di dettagli sul radiotecnico sospettato dell'attentato di Brindisi, sentito lunedì in procura. Prima il nome, poi particolari sulla sua vita, quindi una foto dell'abitazione, mentre in rete più di un utente storceva il naso, invitando a non divulgare troppi dettagli per evitare il rischio linciaggio. Una sequenza di messaggi che ha fatto esplodere la protesta: «Giornalisticamente, cosa aggiunge mostrare la strada dove abita questo tizio?». C'è anche chiede un intervento dell'Ordine dei giornalisti. «L'importante è che nessuno ora cominci un nuovo tormentone con "metodo Ruotolo"», è il commento di Vittorio Feltri, che allude al metodo Boffo. Oggi le scuse di Ruotolo, sempre via Twitter: «Accolgo i vostri rilievi ma tutti sapevano la mia intenzione era di raccontare i fatti. Mi dispiace di aver ferito sensibilità».