Ugo e la diversificazione «Ma serve uno sforzo corale»
BOLLENGO Quella di Massimo Ugo, 51 anni è una della più grandi aziende cereaicole del Canavese, un centinaio di ettari di terreni coltivati soprattutto a mais, poi grano, orzo e soia, che arrivano fino alla provincia di Vercelli. La sua (la sede è a Bollengo) è un'azienda di famiglia che ha saputo cogliere tutte le opportunità di crescita, a cominciare dalla colture diversificate. «L'agricoltura in Canavese potrebbe offrire concrete occasioni di sviluppo se lo sforzo fosse corale: istituzioni ed agricoltori. Noi purtroppo partiamo già con il grosso handicap del frazionamento dei terreni, a cui si aggiungono il fatto di non essere zone irrigue, la mancanza di unione tra di noi, la competizione globale, l'aumento eccessivo dei costi di produzione. Per tacere dei cinghiali. In prospettiva vedo comunque una possibilità di crescita». La ricetta della specializzazione, Ugo l'ha già messa in pratica, unendo al lavoro nei campi quello della trasformazione del mais. Si occupa anche di trattamenti per le micotossine, funghi che attaccano il mais. (l.m.)