La vittoria di Hollande Un socialista all'Eliseo

di Alessandro Cecioni wINVIATO A PARIFGI La Francia che cambia strada è in piazza della Bastiglia, sono i giovani abbarbicati alla colonna che ricorda una fortezza rasa al suolo dalla Rivoluzione. La Francia che cambia è l'urlo di gioia dei centomila arrivati fino qui con la speranza di vedere un socialista rivarcare da vincitore la soglia dell'Eliseo quando sullo schermo appare la proiezione degli exit poll: Hollande 51,9%, Sarkozy 48,1%. E' la piazza che balla al ritmo di C'est vraiment toi (Sei veramente tu). Sono le lacrime di Thomas Hollande, figlio del presidente che verrà e di quella che non lo è stata per un soffio, Segolene Royal. E sono anche le parole di commiato di Nicolas Sarkozy alla tv, occhi lucidi, voce che si incrina una sola volta nel passo dell'addio. Mai così umano e toccante il presidente sconfitto. «Ho cercato di far vincere le nostre idee, ma non ci sono riuscito. E quando si perde è il capo che ne paga le conseguenze. Ho chiamato al telefono Hollande e gli ho augurato buona fortuna». E poco prima, mentre i suoi sostenitori in lacrime sventolavano le bandiere e fischiavano al nome del nuovo presidente, li aveva invitati alla calma, ad accettare il risultato: «La Francia ha scelto ed è stata una scelta democratica, repubblicana». Hollande ha atteso che parlasse l'avversario, c'era una sorta di accordo. Ha scritto il suo primo discorso da presidente nel suo ufficio di Tulle, solo con la compagna Valerie Trierweiler, nella stanza accanto, pronto all'ultima revisione, Aquilino Morelle il suo ghost writer. «La Francia ha scelto il cambiamento e il cambiamento comincia ora. Il sogno francese è il progresso. Abbiamo affrontato e superato prove difficili, e lo faremo anche nei prossimi cinque anni», esordisce il nuovo presidente francese a Tulle, nella città dove è stato sindaco ed iniziata la sua carriera politica. E ancora: «Questa sera non ci sono due Francia che si oppongono. Nessun figlio della Repubblica sarà lasciato indietro. Troppi tagli, troppe rotture hanno diviso i nostri cittadini, ora è finito questo stato di cose. Il primo dovere del presidente della Repubblica è quello di unire il Paese». Poi le priorità: i servizi pubblici e la scuola. In chiusura arriva anche il messaggio per l'Europa: «L'austerity non può più essere una fatalità, la sola opzione per l'Europa. Mi impegno per il riorientamento dell'Europa sull'occupazione e la crescita, la prosperità, di fatto il nuovo futuro. Ne parlerò quanto prima agli altri partner europei, prima fra tutti la Germania per l'amicizia che ci lega e la responsabilità comune». Adieu Sarkozy, bonjour Hollande. I socialisti si riprendono l'Eliseo dopo 17 anni di assenza, da quando nel 1995 Lionel Jospin non riuscì ad aver ragione di Jacques Chirac e a mantenere la poltrona di François Mitterrand, fino a ieri l'unico presidente socialista del Dopoguerra. La vittoria di Hollande viene battuta dalle agenzie di stampa un'ora prima che si chiudano i seggi, ma era nell'aria da quando verso le 18 era circolata la notizia che Nicolas Sarkozy aveva annullato la festa prevista in Place de la Concorde. Di più, da Parigi era partita per Tulle, la città dove Hollande vive e ha atteso i risultati, una squadra del Gign (Groupe d'intevention de la gendarmerie nationale), vale a dire il corpo scelto della polizia che ha in carico la protezione del presidente della Repubblica. In rue Solferino, sede del Partito socialista, si festeggiava già. Le pagine web belghe e svizzere avevano battuto gli exit poll che confermavano gli ultimi sondaggi poco dopo le due del pomeriggio. «On va gagner, on va gagner», vinciamo, vinciamo, il grido di migliaia di supporter socialisti con bandiere eccezionalmente bianche con la scritta «François Hollande 2012, le changement c'est maintenant». «On va gagner», lo stesso grido sentito la mattina davanti al seggio del Sedicesimo Arrondissement dove aveva votato Sarkò. Sembrava calmo il presidente, la moglie inespressiva nel nuovo assemblaggio estetico, aveva stretto molte mani, salutato una folla più che doppia rispetto al primo turno. Alla fine va a votare il 2 per cento in più di francesi rispetto a due settimane fa e sarà solo il conteggio a dirci se davvero le bianche e le nulle sono aumentate, o se gli elettori del Fronte nazionale, quelli a cui Sarkozy aveva affidato le speranze di una rimonta impossibile, hanno votato per lui, per Hollande o, come aveva annunciato di fare Marine Le Pen, scheda bianca. Marine Le Pen mette subito all'incasso la sconfitta di Sarkozy e si propone come unica, credibile, leader dell'opposizione ai socialista. Parla già in chiave elezioni legislative, quelle di metà giugno: «Ora serve una opposizione vera, degna di fiducia», dice.In piazza della Bastiglia a notte continuano ad arrivare fiumi di persone, musica rock sparata a massimo volume, cori «On a gagné», finalmente la sicurezza, il grido liberatorio: abbiamo vinto, la Francia cambia strada. ©RIPRODUZIONE RISERVATA