Tre tappe contro il tempo ma troppo brevi

La vita è una corsa contro il tempo. La Gazzetta dello Sport però non ha preso alla lettera il motto e se è vero che ha piazzato ben tre tappe contro il tempo non ha voluto esagerare nel cronometraggio. Insomma, non sarà un cronoman di professione a vincere il Giro d'Italia. La prima frazione scandita dal tempo è la prova di apertura a Herning, in Danimarca, troppo lunga (9 chilometri) per essere definita prologo e troppo breve per ambire al ruolo di vera e propria cronometro. Decisamente più impegnativa la crono a squadre di Verona che si svilupperà su un tracciato nervoso, in una cornice ambientale unica, e che potrà incidere nell'economia della classifica. Sarà questa frazione a determinare l'assetto e le gerarchie nelle prime due settimane di corsa e non a caso le squadre si sono attrezzate con specialisti perché consapevoli delle plusvalenze che possono essere realizzate da questa tappa. La crono finale di Milano arriva dopo il "triplete" di montagna con Cortina, Pampeago e Stelvio e probabilmente i giochi saranno fatti. Ma se la classifica ha lasciato la porta ancora aperta ecco che 31 chilometri possono ancora fare la differenza. È chiaro che dopo 21 giorni di corsa a fare la differenza non saranno le doti da cronoman quanto le energie rimaste e le motivazioni. Ci sono stati grandi giri decisi sul filo dei secondi e anche beffe storiche con la tappa finale che ha rivoluzionato la classifica. Basti ricordare la caduta di Denis Menchov sui sanpietrini di Roma negli ultimi metri della crono che stava per fargli perdere il Giro. (v.b.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA