Senza Titolo
di Antonio Frigo Diventato presidente della Cpa, l'associazione che rappresenta tutti i corridori professionisti del mondo, Gianni Bugno è rimasto quello di sempre. Stessa schiettezza e stessa solidità di quando, sceso di bicicletta dopo aver vinto tanto, lamentava che era necessaria una svolta, che i ciclisti dovevano battersi di più per non diventare l'oggetto, e non il soggetto, dello sport del pedale. Bugno è uno dalle svolte forti. Dopo le corse è diventato pilota dell'Elisoccorso. Dica la verità: ne ha di tempo per l'associazione? «Sì, anche perché il presidente non deve esserci sempre. Deve intervenire quando serve. Ora il mio mestiere è l'elisoccorso, il mio impegno extra è l'associazione, Certo, rappresentare corridori di diversi continenti, con mentalità ed esigenze diverse, è un compito mica male. Bisogna essere duttili e poi stare attenti. L'Uci, la federazione internazionale, fa la parte del leone e tende a divorarsi tutta la torta: calendari, sicurezza, doping, denaro. Noi dobbiamo contrapporci con il piglio giusto». Lei è anche elicotterista Rai al Giro: come è cambiato rispetto ai suoi tempi e come è visto dall'alto? «Affascinante come sempre, con paesaggi stupendi. Il Giro è sempre ad alto livello ed è la più dura fra le corse a tappe. Il Giro è indeciso fino all'ultimo giorno, il Tour no». Cosa pensa degli sterrati e del taglio del Crostis lo scorso anno? «Gli sterrati stanno bene in una corsa di un giorno. In una corsa a tappe si possono fare su salite medie, ma non certo in discesa, dove ci si può giocare la gara per un sassolino o una foratura. Il Crostis? Andava gestito meglio e lo si sarebbe potuto percorrere. Anch'io l'ho visto e mi è parso una fra le discese più protette del Giro 2011. Se lo si voleva tagliare, bastava farlo a inizio Giro». Chi lo vince, quest'anno? «Kreuziger, il solito Basso, Scarponi...». Qual è, secondo lei, il difetto delle sentenze del doping: troppo dure, troppo fragili... «No, troppo ritardate rispetto ai fatti e all'accertamento dei fatti. Non è una scoperta mia. E poi arrivano sempre a ridosso di grandi appuntamenti sportivi, di grandi giri a tappe, dei mondiali, delle Olimpiadi... Così sembrano fatte apposta». Una cosa che certamente interessa l'associazione che presiede: perché tanta disparità di trattamento tra Contador, condannato qualche mese fa e che rientrerà ad agosto, e Pellizotti che è stato pestato come un baccalà? «Il perché me lo chiedo anch'io. Non dovrebbe essere così. Chiedete dunque a chi le ha fatte, quelle sentenze. E poi, se ritarda la giustizia sportiva, perché togliere i premi e le vittorie ottenute dopo la corsa incriminata? O condanni uno per l'episodio specifico e il resto glielo lasci, oppure lo fermi appena accertato il doping. Non lo lasci correre, insomma». Indurain diceva che lei era più forte di lui, che aveva una cilindrata superiore. È vero? «Indurain diceva questo? Non è vero. Lui è stato il più grande. E devo anche dire che è stato ed è un uomo gentile, onesto, disponibile. Un vero campione è fatto così: grande in tutto». Il bisogno di soldi ha fatto cambiare colore alla maglia verde dei Gran premi della montagna: è diventata azzurro per lo sponsor. Che ne pensa? «Che i soldi comandano. Del resto aveva già cambiato colore la maglia ciclamino, diventando rossa, e nessuno aveva detto niente». Ma la verde è un simbolo al pari di quella rosa. «Anche i simboli non sono più quelli di una volta. Ma il denaro serve: senza non fai il Giro». ©RIPRODUZIONE RISERVATA