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Troppo potere ai giudici, incertezza eccessiva e norme di difficile interpretazione. Per una parte degli esperti in materia di lavoro la riforma targata Monti-Fornero introduce elementi di complessità e potrebbe essere migliorata. Tito Boeri, docente dell'Università Bocconi di Milano e direttore della fondazione Debenedetti, non risparmia critiche al testo del disegno di legge. In particolare, le novità in materia di articolo 18, secondo Boeri, sono da semplificare: il giudice ha assunto un ruolo centrale nella nuova normativa e l'effetto possibile sarà un aumento dei ricorsi alla magistratura. Proprio una conseguenza che la riforma, invece, vorrebbe evitare, attraverso l'introduzione del passaggio obbligatorio del tentativo di conciliazione tra azienda e lavoratore. Difficile anche, segnala lo studioso, definire con esattezza l'insussistenza delle motivazioni apportate dal datore di lavoro nel caso del licenziamento economico. Gli abusi, tra l'altro, secondo Boeri, sono possibili con la normativa attuale e lo saranno ancora. L'esperto della Bocconi, però, non è l'unico a intravedere il rischio di ulteriori complicazioni nella gestione dei rapporti di lavoro e, in particolare, delle situazioni di risoluzione in seguito al licenziamento del dipendente. Anche per il professor Pietro Garibaldi, docente all'Università di Torino, la modifica che viene proposta con la riforma dell'articolo 18, per risarcire un licenziamento, è troppo confusa e la soluzione viene lasciata eccessivamente nelle mani del giudice.