Ecco quali sono i motivi della disaffezione politica
Al bar, non solo in quelli nei quali abitualmente si ritrovano gli onorevoli e coloro i quali pur non essendo onorevoli sono a questi aggregati per sorbirsi, in un'atmosfera di aromi, vocii e sussurri, un caffè e a sbocconcellare un cornetto di quando in quando infarcito, quasi fosse una regalia di concertati favori, l'Italia arranca, scalpita, freme, soffre. In quell'altro bar, diversamente popolare a confronto del precedente, è l'abitualità dei gesti, la ritualità della degustazione addolcita dal sorriso della barista e la cordialità degli abituali avventori a mantenere quell'atmosfera di primaverile bellezza da valore aggiunto, la cordialità di sempre. La lettura dei "quotidiani d'opinione" - rituale che si accompagna ai sorseggi e i sottaciuti verbosi commenti, sottolineati a volte da colorite accentazioni - è invece incorsa, da alcune stagioni e soprattutto nelle due ultime, in un generalizzato stupefacente cambio di rotta; rotta da far tralasciare la lettura dei giornali d'opinione - ultimamente infarciti di comportamenti di sfacciata supponenza da parte di alcuni capipopolo - e indurre gli abituali avventori verso la lettura di contenuti di sportiva più sana impronta. Anche i commenti e le discussioni tra gli abituali avventori hanno, di fatto - con il Giro Ciclistico d'Italia alle porte e le Olimpiadi di Londra quasi sui blocchi di partenza - volto la loro attenzione ai temi dello sport; argomenti decisamente più accettabili di quelli con cui i media quotidianamente continuano ad affliggerci con negatività e sacrifici aggiunti a largo spettro da indurci a ritenere lontana la risalita. Uno sconcerto insomma da non escludere, cammin facendo, rigetti e rappezzi dalle più fosche imprevedibili conseguenze. E siamo, sottolineavano gli avventori, solo in primavera! L'Imu, lo spread, il finanziamento ai partiti, l'occupazione, crescita e sviluppo e con ciò, senza dimenticare la riduzione del numero dei parlamentari - se mai si farà -, la rivisitazione di quell'insieme di prebende, buone uscite e vitalizi, a molti devoluti quanto spesso debolmente motivati da chiedersi: quando mai vi sarà un articolo simile all'attuale 18, tramite il quale, senza inutili lungaggini, sofismi ed eccezioni, trovare gli strumenti atti a regolamentare la materia? Infine, riprovevole e quanto mai inverosimile quel continuo "eticamente immorale refrain" espresso più volte dai nostri responsabili nei confronti dei greci: "Non siamo la Grecia", né noi, potremmo sommessamente aggiungere, la "Virgin penisola! ". Orbene, guardiamoci negli occhi: potremmo, cari onorevoli, nel corso del gesto, di non dovere, se ne siamo ancora capaci, arrossire e maggiormente riflettere sui problemi di casa nostra, anziché sui quelli i quali affliggono la casa altrui? Al di là di un politichese (comprensibile) inciucio tra il Governo Monti e parte dei politici del Governo precedente (penosamente risalenti la china alla ricerca di una rispettabilità da tempo perduta), quale credibilità potranno mai avere, se non quella di assoluta accessorietà e acquiescenza nei confronti delle tecnocratiche decisioni prese dal presente Governo? Non potrebbe essere - azzardò un avventore - lo stesso Governo tecnico ad offrire ai politici della scorsa legislatura quella pezza d'appoggio affinché sostengano - in una parvenza di partecipazione democratica - il Governo nelle sue micidiali scelte? Infine, come l'avreste presa se l'attuale presidente del Consiglio nel giorno della sua investitura avesse esordito - sbottò uno sconosciuto avventore - con le stesse parole con le quali Sir Winston Churchill esordì, rivolgendosi al Parlamento e alla nazione in veste di Primo Ministro (13 maggio 1940) con le parole di un preannunciato costosissimo sacrificio alla Nazione tutta: "I have nothing to offer but blood, toil, tears and sweat?". Non siamo Inglesi, fu la risposta. Alessandro Crotta