«Le scalate erano la sua passione»

ARNAD Stava salendo, in compagnia di un'allieva, sulla via Buccia d'arancia, una delle più frequentate pareti di roccia sulla Corma di Machaby, conosciuta anche come il Paretone di Arnad. E' qui che sabato pomeriggio ha perso la vita un istruttore del Cai di Torino, colpito alla testa da un masso caduto accidentalmente dalla parete sulla quale si arrampicava. La vittima è lo scalatore Maurizio Carcereri, 57 anni, istruttore e direttore della scuola di alpinismo Motti del Cai torinese, residente in via Donizetti, a Volpiano. Il rischio, e di conseguenza anche la morte, facevano parte della vita di Maurizio Carcereri, istruttore nazionale di alpinismo conosciuto e molto stimato nell'ambiente, descritto come esperto e prudente. Il casco che Maurizio Carcereri indossava non è servito ad attutire la violenza del colpo. Nulla ha potuto fare la sua allieva se non dare l'allarme ed attendere i soccorsi, arrivati con l'elicottero del soccorso alpino valdostano. Il recupero del corpo è stato difficile, per via del forte vento che impediva all'elicottero di avvicinarsi alla parete. Intanto, sul sito della scuola di alpinismo Gian Piero Motti, una immagine felice di Maurizio Carcereri, impegnato in una delle sue lezioni, testimonia il dolore dei soci del Cai e dei colleghi della scuola. «Di fronte a questa notizia siamo senza parole – scrivono sulla pagina del sito della scuola che Maurizio dirigeva - il nostro pensiero va alla moglie Claudia ed al figlio, cui siamo tutti vicini». Per tutta la giornata di domenica un lungo pellegrinaggio di persone si è recato nell'abitazione di via Donizetti, a Volpiano. «Maurizio – ricorda uno dei colleghi - era un ottimo istruttore, uno dei migliori. Un maestro anche per noi. Per lui le scalate non erano solo una professione, ma una passione vissuta senza cercare la conquista della cima a tutti i costi, anche se di vette prestigiose ne aveva scalate tante, in tutto il mondo. Viveva l'alpinismo come una gioia, con una serena accettazione dei propri limiti secondo la filosofia della nostra scuola». L'incidente è avvenuto sulla palestra di roccia, a circa 300 metri dal suolo, mentre il volpianese si trovava in cordata con una sua allieva, che ha immediatamente dato l'allarme. Il casco che la vittima indossava non è bastato a salvare la vita allo scalatore; l'impatto del sasso deve essere stato terribile. Secondo i testimoni, la morte è avvenuta istantaneamente. Il corpo senza vita dell'istruttore è rimasto trattenuto sulla parete dalle corde dell'imbrago da arrampicata, finchè non è stato raggiunto dai soccorritori e, insieme all'allieva, portato a valle. Il difficile intervento di recupero è durato quasi due ore. Sul posto sono intervenuti l'elicottero del Soccorso alpino valdostano e i militari della Guardia di Finanza. Gli accertamenti sono stati svolti dai carabinieri della compagnia di Châtillon e Saint-Vincent. Il corpo è stato trasferito nella camera mortuaria di Arnad, dove in serata sono giunti dal Piemonte i familiari per il riconoscimento ufficiale. Dai primi accertamenti dei carabinieri della Compagnia di Châtillon e Saint-Vincent l'incidente sarebbe di natura del tutto accidentale. Già nella giornata di ieri dalla Procura di Aosta è arrivato il nulla osta al trasferimento del corpo. (l.v.; l.m.)