Ferrari: il campione c'è, l'auto ancora no
di ANDREA GABBI Nello sport come nella vita può succedere sempre di tutto, ma mai e poi – dopo aver visto il gran premio di esordio – mai avremmo pensato a un Fernando Alonso primo nella classifica piloti. Vero è che sono passate solo due gare dall'inizio delle ostilità, ma dopo i disastrosi test pre campionato e le difficoltà evidenziate nella gara inaugurale in Australia essere ottimisti era davvero difficile. E invece ecco il colpo di coda dell'asturiano a Sepang, con vittoria e primo posto nel Mondiale. E non è ancora finita. Miracolo. In Malesia la Ferrari ha ritrovato se stessa. Ha ritrovato quello spirito battagliero che l'ha contraddistinta nelle stagioni gloriose dei successi di Michael Schumacher e nell'anno magico di Kimi Raikkonen, quello che ha regalato l'ultimo titolo piloti, il 2007. Ferraristi perfetti nella gestione dal muretto, attenti ai particolari durante una gara piena di colpi di scena, minuziosi nel fornire appoggio al pilota. Il resto lo ha fatto Alonso. Sembra ormai superfluo parlare di fuoriclasse quando si tratta l'argomento, ma quello che Fernando è riuscito a compiere a Sepang è da annoverare sotto la voce "miracoli sportivi". Il re del bagnato, il mago delle strategie, il più intelligente nella gestione degli pneumatici. 56 giri da vero cannibale che lo hanno riportato in testa alla graduatoria della classifica mondiale. Basso profilo. La straordinaria prova offerta dal Cavallino Rampante in Malesia non deve però far perdere la bussola ai tifosi italiani. I problemi a livello strutturale evidenziati dalla F2012 sono lontani dall'essere risolti. Ci vorrà ancora un mesetto per vedere se le nuove direttive tecniche impostate a Maranello daranno la sterzata giusta a una vettura chiaramente in ritardo rispetto alla concorrenza. In questo momento sfruttare l'onda emotiva data dal successo di Sepang può essere un vantaggio ma al tempo stesso un errore. La Ferrari infatti ha dalla sua un pilota di livello assoluto che ha capito di dover tirar fuori un coniglio dal cilindro in ogni gran premio. Attaccarsi ad Alonso come fosse una reliquia sacra però non può essere l'unica strategia degli uomini in rosso. Occorre procedere il più possibile con lo sviluppo del mezzo. I punti cruciali sono sempre gli stessi: migliorare la velocità di punta e la maneggevolezza in curva. In poche parole bisogna essere più competitivi il sabato. Cina da scoprire. Si torna così sul tracciato di Shanghai, inaugurato nel 2003 e già teatro di gare mozzafiato. L'esordio cinese nel Circus risale infatti al 2004, quando Rubens Barrichello – all'epoca ancora al volante di una Ferrari – riuscì a regolare la concorrenza. Buone notizie per Alonso che in Cina ha già ottenuto un successo: era il 2005 e l'asturiano era alla guida della Renault, poi portata al trionfo mondiale. Nelle ultime due stagioni però è stata la McLaren la monoposto che meglio si è adattata ai 5.451 metri di Shanghai. Jenson Button e Lewis Hamilton sanno quindi come si vince nella terra della grande muraglia e le buone prestazioni registrate dalle Frecce d'Argento mettono gli inglesi in testa alla lista dei favoriti per il successo. Presente e futuro. Non del solo Alonso però può vivere la Ferrari. I problemi e le difficoltà che stanno attanagliando Felipe Massa ormai purtroppo non fanno quasi più notizia. Un dilemma vero e proprio, iniziato con quella maledetta gara brasiliana del 2008 in cui Massa in una sola curva vide il suo titolo mondiale sfilare verso il box di Lewis Hamilton. Una botta mai completamente assorbita – insieme con quella della molla da un chilo che gli fini in faccia in Ungheria nel 2009 – che però ora sta gravando troppo sulle speranze di titolo costruttori della Rossa. Il futuro potrebbe portare il nome di Sergio Perez che in Malesia è riuscito a ottenere il primo podio della sua carriera. Non male per il 22enne messicano della Sauber che vuole a tutti i costi una chance con un top team. La Ferrari potrebbe dargliela molto presto, magari già il prossimo anno. ©RIPRODUZIONE RISERVATA