Marò, tempi più lunghi
ROMA Si allungano i tempi per la soluzione del caso di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò italiani detenuti in India con l'accusa di avere ucciso il 15 febbraio scorso, al largo delle coste del Kerala, due pescatori scambiati per pirati. E' slittata, infatti, l'udienza che l'Alta corte del Kerala avrebbe dovuto fissare per oggi per pronunciarsi sul ricorso italiano «per eccezione di giurisdizione», rinviata a dopo le ferie giudiziarie, che inizieranno lunedì e si concluderanno il 20 maggio. Il team legale italiano sperava che il giudice fissasse per oggi la decisione e sta mettendo a punto «un ricorso speciale». «Non ci sarà per domani (oggi, ndr) un esito della vicenda» ha sottolineato il titolare della Farnesina Giulio Terzi da Washington, dove ha partecipato al G8 dei ministri degli Esteri, «ma l'obiettivo di urgenza e rapidità resta ed è l'obiettivo assoluto per tutti noi». Il principio della giurisdizione reclamato dall'Italia sul caso dei due marò è stato affermato ieri anche nel documento finale del G8, nel capitolo sulla sicurezza marittima. «I ministri - si legge nella bozza del comunicato finale - hanno espresso impegno a continuare la cooperazione internazionale sulla base dei principi coerenti con il diritto internazionale e in materia di giurisdizione sulle acque internazionali», in riferimento sia alla giurisdizione sulle navi di bandiera e sia ai militari. La questione della lotta alla pirateria, con l'esplicito riferimento al caso italiano, è stata sollevata da Terzi e condivisa da tutti i colleghi del G8. L'inserimento del principio «è di notevole impatto politico» ha sottolineato il ministro. «I militari vanno giudicati solo in casa propria, non c'è un solo caso nella storia in cui questo non sia avvenuto» ha affermato il sottosegretario Staffan de Mistura, che ieri ha incontrato a Bruxelles il vice presidente della Commissione Ue Antonio Tajani, a cui ha chiesto un impegno dell'Unione sulla vicenda.