Sui beni sequestrati al direttore Filipponi sindacato diviso
Il vertiginoso aumento dei carburanti ha indotto alcuni gestori di stazioni di servizio a cercare di calmierare i costi di benzina e gasolio creando delle pompe "bianche" con sostanziali ribassi dei prezzi dei carburanti. Dopo quelle sorte lungo la Pedemontana, tra Colleretto Giacosa e Ivrea, e quella tra Valperga e Busano, nei giorni scorsi sono entrati in funzione due nuovi iperself presso le stazioni di servizio Eni. La prima lungo la provinciale Ozegna-San Giorgio, la seconda in via Torino a Castellamonte. Entrambi i distributori sono gestiti dalla famiglia di Ivo Chiarabaglio, ex primo cittadino di Ozegna. «Abbiamo creato una pista di due colonnine, aperte 24 ore su 24» spiega Chiarabaglio. Gli sconti sul costo del carburante sono, al momento, di 8 centesimi al litro. Niente male. (d.r.) di Mauro Michelotti wCASTELLAMONTE La solidarietà dei rappresentanti dei lavoratori che inneggiano a "Mimmo, l'amico che non ci ha mai abbandonati", e le posizioni non troppo allineate dei maggiori referenti delle organizzazioni sindacali. Sentimenti, diversi, dunque, all'indomani del "caso" Filipponi, il direttore generale di Asa che martedì scorso sè visto sequestrare dalla Guardia di Finanza tutto ciò che possiede e bloccare i conti in banca. Un mezzo terremoto, dunque, anche se c'è chi ammette che era nell'aria. Del resto, non versare i contributi all'Inps per una cifra quantificabile intorno al milione di euro (non è un dato certo), per un periodo tra il 2007 e il 2009, è qualcosa che non poteva passare inosservato. Emidio Filipponi, "Mimmo", per gli amici, si è difeso dicendo che alternative non ce n'erano. Meglio pagare gli stipendi, dunque, ai 400 dipendenti dell'azienda e versare (come possibile) in un secondo tempo i contributi che mettere sul lastrico tante famiglie. E di questo i lavoratori gliene danno atto parlando senza mezze misure di "scelta coraggiosa e solidale" e lo ringraziano esprimendogli "vicinanza" in un momento tanto difficile. «Un gesto simile non può che renderci orgogliosi del nostro direttore che non ci ha mai lasciati soli e gliene siamo riconoscenti» è la sottolineatura. Più tiepido, invece, il commento di Alfredo Ghella, della Cgil. «Ha privilegiato lo stipendio dei lavoratori ed ha fatto bene - commenta il sindacalista - , ma non dimentichiamoci che in quello stesso periodo, quando noi già avevamo espresso tutte le nostre perplessità per la situazione di Asa, Filipponi ci ha sempre rassicurato, dicendo che le cose non stavano andando così male, e che sarebbero migliorate. I risultati li abbiamo visti: 80 milioni di euro di debiti accertati, che vuol dire che sono di più, alla fine. Credo che pur nella tristezza della vicenda umana, non ci sia niente da esaltare. Quella di Asa, è palese, non è stata certo una gestione virtuosa. Sono stati fatti degli errori enormi ed è ora di finirla con certi ritornelli stucchevoli. Fermo restando che io ritengo i Comuni, proprietari di Asa, i massimi responsabili, non posso assolvere chi Asa l'ha diretta. Questi stessi errori bisognerebbe riconoscerli, almeno». Diversa la posizione di Luca Cortese della Uil. «Se si va a colpire il patrimomio privato di uno che, alla fine della fiera, di Asa è un dipendente, pur ricoprendo un incarico di prestigio in ambito aziendale, vuol dire che c'è qualche stortura - sottolinea - . Questa azienda aveva ed ha dei proprietari certamente più solvibili di Filipponi, che sono i Comuni. Ha ragione Ghella nell'affermare che la situazione di Asa era nota a tutti, ma è altrettanto vero che gli stessi Comuni erano i primi ad essere chiamarti ad una funzione di controllo, a partire dai bilanci, e poi tutto il resto. I veri ladri di professione li stiamo vedendo in questi giorni, con ciò che accade nel Paese. Mimmo col potere non ha mai c'entrato un fico secco. La sua vicenda è un'anomalia legislativa bell'e buona». E una valutazione ancora differente ce la offre Sergio Melis, della Cisl. «Giudizi sulla vicenda del sequestro dei beni di Filipponi non ne dò - dice - . Non l'ho lapidato, quando altri l'hanno fatto, e non mi sento di beatificarlo ora. Nel bene e nel male, lui aveva delle funzioni precise all'interno del consorzio. Se siamo in presenza di accertamenti da parte della Procura, io che ho sempre espresso la massima fiducia nel lavoro di giudici e magistrati questa fiducia mi sento di riconfermarla. Non credo che le cose che si fanno siano per accanimento contro un'azienda o contro qualcuno. C'è un iter che va percorso? Aspettiamo. Fiduciosi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA