Una legge contro i veti dei "nanetti"

di Andrea Palombi wROMA I dettagli, che nelle leggi elettorali sono sostanza, ancora non sono nero su bianco. Ma i principi ispiratori dell'accordo di ABC (Alfano, Bersani, Casini) parlano chiaro. La piccola-grande rivoluzione della nuova riforma elettorale punta innanzitutto a tagliare il potere dei "nanetti" (come Giovanni Sartori battezzò le forze politiche minori). Nel caso specifico, a liberare una coalizione di centrosinistra da un eccessivo potere di condizionamento, se non di veto, dell'Idv o di Sel, e una coalizione di centrodestra dallo stesso potere della Lega. Stando alle anticipazioni (tutte da verificare) la prima cosa che bisognerà leggere nei risultati delle elezioni sarà quale partito (non quale coalizione) ha preso più voti. Logico che siano i partiti maggiori ad avvantaggiarsi di una posizione che li porrà di fatto alla guida dell'eventuale coalizione di cui dovessero aver bisogno per governare (se, come è assai probabile, non raggiungeranno da soli il 51 per cento). Altrettanto logico che il Terzo poloaspiri a conquistare il ruolo di ago della bilanci. Come non è un caso che Calderoli, nel primo commento sostanzialmente non si sbilanci. Un sistema di fatto proporzionale, con dei correttivi che favoriscano la governabilità, come quello disegnato, potrebbe infatti stare bene anche alla Lega, sicura di aver garantita in ogni caso la sua presenza in Parlamento. Protesta invece Angelo Bonelli, dei Verdi, che con una soglia di sbarramento del 4 o 5 per cento vede difficile un ritorno nel Palazzo. Quello che in teoria non dovrebbe più capitare è che una forza minore, Rifondazione comunista nel primo governo Prodi, la Lega nel primo Berlusconi, possa far cadere un governo. O comunque condizionarne l'azione grazie a un sostanziale potere di veto. Se e in che modo l'obiettivo sarà raggiunt, e sacrificando che cosa, lo si capirà meglio quando sarà disponibile un testo dettagliato della nuova riforma su cui è già calata la benedizione di Napolitano. Per ora si intravede un sistema che ricorda molto quello tedesco, un sistema proporzionale con lo sbarramento e l'aggiunta di alcuni correttivi in senso maggioritario. Certo non mancano i dubbi. Ad esempio, nei collegi uninominali che, secondo le indiscrezioni, dovrebbero eleggere il 50 per cento dei parlamentari, sarà inevitabile il ritorno delle coalizioni. ©RIPRODUZIONE RISERVATA