I rischi in auto spiegati ai giovanissimi
IVREA Parlare, spiegare, far capire. Cercando di usare il linguaggio giusto. Marketing sociale. Perché, su questi argomenti, è indispensabile essere efficaci. La dottoressa Federica Carmazzi è la responsabile del gruppo di lavoro sulla prevenzione degli incidenti stradali dell'Asl/To4. «Il gruppo è variegato e si compone di diverse professionalità - spiega -. Anche per noi si tratta di un confronto che arricchisce, perché consente di ampliare i punti di vista. Seguiamo diversi progetti e stiamo anche conducendo uno studio sugli effetti sociali dei sinistri». Molti interventi sono rivolti ai ragazzi delle scuole. Ci sono i ragazzi che prendono il patentino per la moto, ci sono moduli anche per i giovanissimi, che si apprestano a salire sui motorini. E ci sono soprattutto gli interventi nella scuola secondaria di secondo grado, al quarto anno. L'anno in cui la maggior parte dei ragazzi si iscrive all'autoscuola per prendere la patente.«Parliamo dell'uso degli ausili - spiega la dottoressa Carmazzi - delle cinture, del casco e anche dell'uso dei seggiolini per i bambini». E c'è poi il grande capitolo sull'uso delle sostanze psicoattive, alcol e droghe, responsabili di tante stragi del sabato sera». Inevitabile una domanda sulle reazioni: «I ragazzi sono molto e attenti. E' importantissimo sensibilizzarli proprio nel periodo in cui stanno per prendere la patente. Sono più ricettivi alle informazioni in quel momento piuttosto che alcuni anni dopo, quando già guidano e si sentono più sicuri. Banalmente, alcuni possono scegliere di stare attenti anche solo per non farsi ritirare la patente, per i neopatentati, il livello alcolemico deve essere 0,0». Ma non è tutto: «Noi dobbiamo cercare di raggiungere anche i giovani che non vanno più a scuola e altre fasce di popolazione». Ecco, allora, altri progetti in collaborazione con la medicina legale, per parlare in occasione dei rinnovi della patente, senza contare le iniziative in collaborazione con i locali (non necessariamente discoteche) e in occasione di feste popolari dove, a volte, si beve molto. Il tema legato al modo di comunicare è tutt'altro che banale. E la stessa Ania ha promosso più volte campagne choc. Utili? «Più per gli adulti che per i giovanissimi - sottolinea la dottoressa Carmazzi - perché i ragazzi, abituati a navigare in rete, non si impressionano di fronte a immagini anche crude, che restano nella dimensione del virtuale anche se reali. I ragazzi sono provati sotto il profilo emotivo quando invece una tragedia della strada tocca un parente o un amico». C'è un aspetto, però, che Carmazzi tiene a sottolineare ed è la possibilità di continuare questo lavoro, anche in tempi in cui le risorse non sono molte: «Nella nostra Asl/To4 c'è sempre stata una grande sensibilità su questi temi e un impegno, anche della direzione, a lavorare. E anche i risultati non si vedono subito, ma bisogna insistere. Sono azioni per il lungo termine». (ri.co.)