Napolitano: non uscire dal sentiero virtuoso
ROMA Siamo in piena crisi e il rigore è necessario. Molto è stato fatto ma la strada è ancora lunga, il 2012 «è e sarà un anno difficilissimo per la nostra economia»: guai a fermarsi proprio ora. Non poteva esssere più chiaro Giorgio Napolitano nell'invocare guardia alta ma soprattutto nel tenere alta l'adrenalina delle forze politiche sui compiti a casa che l'Italia deve ancora completare e sui quali - ricorda - vigila con attenzione l'Unione Europea. Un richiamo risuonato particolarmente pertinente nel giorno in cui l'Istat conferma che il primo trimestre dell'anno segnerà un Pil negativo. Che cioè l'Italia è entrata in recessione. Il capo dello Stato, che lunedì aveva rivolto un deciso appello alle parti affinche arrivassero ad un accordo condiviso sullla riforma del lavoro, ha avvertito che «bisogna proseguire sulla strada dell'austerity e del rigore: non c'è possibilità di uscire da questo sentiero più virtuoso e responsabile che abbiamo intrapreso». E le politiche anticrisi del Governo sono «misure ineludibili». «Il 2012 è e sarà un anno difficile per la nostra economia», ha aggiunto a conferma del fatto che «non si può tornare indietro». Per il presidente della Repubblica occorre invece che l'Italia e l'Europa si pongano in modo serio il problema di portare avanti «politiche volte alla crescita, per sviluppare l'occupazione, specialmente quella giovanile». Le dure misure anti-crisi, ricorda il presidente, «sono state imposte da una situazione molto delicata del debito sovrano nell'eurozona». A confermare che l'Italia continuerà ad essere in recessione anche nel 2012 a causa del pesante stallo dei consumi è stata ieri l'Istat. «Sappiamo già che il Pil nel primo trimestre del 2012 non è andato bene», ha detto il presidente Enrico Giovannini. «La variazione media annua già acquisita per il 2012 (solo per effetto trascinamento del 2011, ndr) è -0,5% », ha detto, aggiungendo che la causa è «la caduta dei consumi». L'Italia si prepara dunque ad archiviare anche il terzo trimestre consecutivo con il segno meno. Resta da capire se, dopo il -0,2% del terzo trimestre 2011 e il -0,7% del quarto trimestre, il calo dei primi tre mesi di quest'anno avrà un trend ancor più negativo o migliorerà la curva. Le parole del presidente dell'Istat non sono che una conferma di quello che i mercati e gli economisti già sanno da tempo. Il 2012 sarà un anno di recessione per l'Italia, con previsioni che oscillano dal più ottimistico -0,4% del Tesoro al più pessimistico -2,2% del Fmi. Già a febbraio il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, bollava il 2012 come «un anno di recessione» e prevedeva una caduta del Pil dell'1,5% invitando però tutti a «guardare avanti». Avanti verso la seconda parte del 2012 quando si può sperare in una ripresa dell'economia Italiana.