Monti: «Sull'articolo 18 non si tratta più»

di Paolo Carletti wROMA Il governo voleva chiudere la partita, e così è stato. Lo hanno annunciato in conferenza stampa televisiva il presidente del Consiglio, Mario Monti, e il ministro del Lavoro, Elsa Fornero. Con il no della Cgil, che sull'articolo 18 non ha arretrato, con i distinguo della Uil e di Rete Imprese, ma il governo va dritto per la sua strada, e già domani mattina si terrà l'incontro con le parti sociali che «sarà conclusivo» dicono fonti di Palazzo Chigi. «Si presenteranno i testi definitivi e si farà il verbale», ha detto Monti. E ancora: «Sull'articolo 18 la trattativa è chiusa, basta esami». Quindi le norme, che riguardano essenzialmente articolo 18, contratti, ammortizzatori sociali, saranno prima cesellate, poi riportate su un verbale, senza le firme delle parti sociali. Non dispiace affatto questa conclusione al Professore, che potrà presentarsi ai mercati in Oriente nei prossimi giorni, mostrando i muscoli di colui che ha fatto una riforma malgrado i mugugni e l'opposizione della più forte confederazione sindacale. Sia chiaro, c'è ancora il passaggio parlamentare da fare, e a questo punto è il Pd a trovarsi in una situazione di grave imbarazzo. Bersani aveva capito che Monti non avrebbe rallentato, e gli era già giunta l'eco della bocciatura della Cgil. Susanna Camusso aveva parlato di manomissione dell'art.18: «E' più che fondato il timore che in realtà l'obiettivo del Governo non sia un accordo positivo per il lavoro ma i licenziamenti facili». E anche dopo aver riunito la segreteria confederale la linea non è affatto cambiata. Bersani ha cercato inutilmente di far avvicinare le parti invitando Monti a trovare «un punto di sintesi. Credo che il Governo abbia tutti gli elementi per capire le distanze da colmare e trovare possibili punti di caduta». Invito caduto nel vuoto. La Cgil resta fuori dal coro, il segretario Cisl Bonanni dà «un giudizio positivo sulle linee guida della riforma. Possiamo lavorare per migliorarla ancora». Lo stesso Angeletti, Uil: «Per dare un giudizio positivo sulla riforma del mercato del lavoro servono modifiche». Ma non sarà così, il testo rimarrà quello. E' stata una giornata campale per le parti sociali e il governo. I sindacati hanno concluso con un nulla di fatto l'incontro col ministro Fornero ieri notte, e si sono rivisti ieri mattina per circa 3 ore. Poi incontri tra governo e rappresentanti delle imprese, in contemporanea con un tavolo tecnico al ministero del Lavoro. Infine la lunghissima riunione plenaria: da una parte Monti e ministri, dall'altra le parti sociali. E sul terreno minato dell'art. 18, come era previsto, l'accordo non è stato raggiunto. In particolare i licenziamenti per motivi economici per i quali ci sarà solo un indennizzo tra le 16 e le 27 mensilità, senza possibilità di ricorrere al giudice, ha provocato l'insanabile spaccatura. Così come – ha sottolineato la Camusso – non è accettabile per la Cgil che nel caso di licenziamento per motivi disciplinari, il giudice possa decidere tra reintegro e indennizzo, smontando – secondo Camusso – la tutela della norma che prevedeva il reintegro e stop. Rete imprese, da parte sua, ha giudicato eccessivo l'indennizzo per i licenziamenti per motivi economici, ma anche in questo caso Monti non ha voluto sentire storie. In tutto questo, ci sarà da vedere cosa accadrà in Parlamento soprattutto con il Pd, che con la Cgil sull'aventino si trova ora in una situazione di grave difficoltà interne nell'avallare l'azione del Governo. Monti da parte sua è ottimista, «dispiaciuto» per lo smarcamento della Cgil, ma certo che «una riforma così strutturata e in profondità, in linea con le raccomandazioni rivolte all'Italia da Ue e Ocse, possa contribuire a dare prospettive di sviluppo all'economia italiana». Secondo Monti andrà a vantaggio «soprattutto dei giovani e compie passi avanti verso un sistema universale di tutela sociale e passi verso un mercato del lavoro meno segmentato». In conferenza stampa Monti si è anche allontanato per comunicare al telefono al Presidente della Repubblica Napolitano, «il buon esito della trattativa», come ha poi svelato. Napolitano che ieri aveva dato forse la spinta decisiva per chiudere la partita. ©RIPRODUZIONE RISERVATA