Italiani rapiti, giallo sull'ultimatum
di Luca Marognoli wROMA Catturati perché scattavano "riprovevoli fotografie" a donne che facevano il bagno lungo un fiume. Sarebbe questo il movente del sequestro dei due italiani compiuto dai ribelli maoisti dell'Orissa, area remota nell'India Orientale che la Farnesina classifica da disco rosso. Si tratta di Paolo Bosusco, 54 anni, organizzatore di viaggi avventurosi originario di Condove (Torino), e di Claudio Colangelo, 61 anni, cooperante di Rocca di Papa, non lontano da Roma. I loro nomi sono stati resi noti ieri dal ministero degli Esteri italiano, che ha avviato contatti con le autorità indiane per trovare una soluzione alla vicenda, un altro spinoso fronte diplomatico dopo il caso dei due marò arrestati nel Kerala. Ieri si è appreso che il rapimento è avvenuto mercoledì scorso e che tra gli ostaggi c'erano anche due indiani, un cuoco e un accompagnatore, poi liberati: «Circa 30 guerriglieri maoisti ci hanno preso in ostaggio al mattino, quando stavamo preparando qualcosa da mangiare nella foresta di Gazabaldi», hanno riferito. «Ci hanno incappucciato e portati via facendoci camminare per 5 chilometri». Si sono fatti vivi con un audio-messaggio anche i rapitori. «Abbiamo arrestato due turisti italiani che, come centinaia di turisti stranieri, trattano le popolazioni locali come scimmie e fenomeni da baraccone», hanno accusato. Interpretazione che contrasta con quanto appare sul sito internet di Bosusco, che frequenta l'India da 15 anni e gestisce l'Orissa Adventurous Trekking: «La nostra filosofia di viaggio - si legge - è improntata ad avere dei rapporti genuini e onesti con popolazioni che vivono ancora una vita secondo le loro antiche usanze e tradizioni». Una fotografia in un'area ritenuta "off limits" dai ribelli, però, può essere stata sufficiente per suscitare la loro reazione. Il leader dei maoisti, Shabhasachi Panda, ha dato alle autorità indiane un ultimatum, chiedendo di «bloccare tutte le operazioni contro di noi e avviare il dialogo sui 13 punti. Se il governo non accetterà, saranno i soli responsabili per ogni danno causato ai turisti». Toni preocupanti, smorzati successivamente dalle testimonianze dei due ostaggi liberati, secondo cui i rapitori avevano detto di non avere intenzione di fare del male agli italiani. Altre notizie positive sono giunte nel pomeriggio da fonti diplomatiche. «Le cose sembrano bene avviate - ha detto il console generale italiano a Kolkata (ex Calcutta), Joel Melchiori, arrivato ieri a Bhubaneswar, in Orissa, - ed abbiamo apprezzato il gesto di disponibilità del "chief minister" Patnaik nei confronti delle richieste dei maoisti». In serata il premier Mario Monti ha fatto sapere di tenersi «in contatto con il ministro Giulio Terzi, che sta seguendo con le sue strutture questa situazione in tempo reale, minuto per minuto». I contorni politici del caso sono intricati. L'emittente Ndtv ha ipotizzato che dietro al sequestro ci possa essere uno scontro in seno ai maoisti: Panda, il leader dei guerriglieri in Orissa, è considerato un "moderato" che si è schierato in passato contro gli omicidi indiscriminati commessi dall'ala più intransigente dei ribelli. Secondo la polizia i due italiani, giunti nella zona il 12 marzo, erano stati messi in guardia sulla minaccia rappresentata dai guerriglieri maoisti. Proprio ieri il "Times of India" ha riferito che i ribelli hanno ucciso un "contractor" nella provincia confinante di Bargarth, trascinandolo nella giungla e freddandolo con un colpo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA