La perizia del pm mette nei guai i medici

IVREA «Sono ravvisabili profili di colpa nel comportamento dei sanitari». È questo il passaggio cruciale della perizia medico legale redatta dallo specialista Roberto Testi, arrivata in questi giorni sul tavolo della Procura di Ivrea in merito al decesso di Paolo Monteu Saulat, 41 anni, cuoco di Pont Canavese. Monteu Saulat fu trovato cadavere il primo settembre dello scorso anno, nella sua abitazione di Castellamonte, stroncato da un'acuta ischemia miocardica, a pochi giorni dall'ultimo dei due accessi al pronto soccorso di Cuorgné. Qui l'uomo si era rivolto lamentando forti dolori al petto e in entrambe le occasioni era stato dimesso. Per la sua morte erano stati indagati, per omicidio colposo, quattro medici e un radiologo. Le posizioni dei medici Antonella Pernechele, Roberto Scala, Maurizio Perardi, Enrico Mancardi e del radiologo Paolo Boero, potrebbero ora essere condizionate proprio dai risultati della perizia. Il medico legale Testi, infatti, conclude mettendo tra le possibili cause del decesso la relazione tra l'operato dei medici e l'acuta ischemia con un quadro di cardiopatia generalizzata. Allora come oggi, torna a farsi sentire il cognato di Monteu Saulat, Luca Pieruccini, che a nome della famiglia chiede di far luce e giustizia sulla morte del congiunto: «Paolo era stato ricoverato il 4 e il 31 agosto del 2011 e in entrambe le occasioni era stato in ospedale per diverse ore. Lamentava dolori al petto, sudava copiosamente e aveva male al braccio. Eppure, la prima volta gli avevano diagnosticato problemi di pressione e la seconda una toracalgia da iperteso. Dopo l'ultimo ricovero però erano trascorse solo 24 ore. Sono stato io a trovarlo morto in casa sua». Cautamente ottimista è l'avvocato della famiglia, Andrea Castelnuovo: «Dalla perizia non emergono concorsi di colpa da parte del Monteu Saulat. Questo è importante per noi perché sgombra il campo di tante supposizioni prive di fondamento che sono emerse nel corso delle indagini. Ora aspettiamo le conclusioni della Procura con l'intento di accertare le cause e la dinamica di quello che è accaduto». Auspica, invece, una distinzione nelle soggettive responsabilità l'avvocato Celere Spaziante, difensore di Maurizio Perardi: «Spero che nella conclusione delle indagini si faccia ben distinzione nei ruoli avuti nella vicenda da parte dei diversi indagati, in particolare nel caso del mio assistito, per il quale riteniamo che abbia avuto un ruolo ininfluente nella vicenda». Gampiero Pani è l'avvocato del medico Antonella Pernechele: «Ho letto la perizia disposta dalla Procura e rispetto al lavoro svolto dalla mia assistita siamo molto sereni perché siamo chiaramente estranei ai fatti». Enrico Mancardi è, invece, difeso dall'avvocato Claudia Marra. «Durante il primo accesso della vittima al pronto soccorso – dice il legale – Mancardi ha disposto gli esami per gli accertamenti. Poi ha finito il suo turno e non ha avuto neanche modo di leggere i risultati». L'avvocato Giuliano Arimondo spende poche parole per il primo dei suoi assistiti, il radiologo Paolo Boero: «Il referto del suo esame è esente da qualsiasi profilo di colpa». Per quanto riguarda Roberto Scala, medico presente al secondo accesso al pronto soccorso, l'avvocato Arimondo spiega: «Il profilo colposo ipotizzato dalla perizia è tutto da discutere ed è ampiamente confutabile. Non era facile dai parametri a disposizione individuare un infarto». Valerio Grosso ©RIPRODUZIONE RISERVATA