Incassi da capogiro per i parcheggi a Ivrea
IVREA Ivrea offre agli automobilisti tremila parcheggi: mille e 87 posti sono a pagamento, mentre 1.300 sono liberi. Ad occuparsi della sosta a pagamento è Ivrea parcheggi spa, società partecipata dal Comune all'85%, cui è affidata anche la gestione delle aree dove c'è il mercato. Gli incassi societari, per l'anno 2011, hanno raggiunto la ragguardevole cifra di un milione e 600 mila euro. La somma è stata così ottenuta: 950 mila dalla gestione delle strisce blu e 350 mila dalla gestione delle postazioni delle aree mercatali. La parte rimanente proviene, invece, dal canone di locazione per l'affitto al Comune di alcuni locali dell'ex Montefibre. Le tariffe 0,55 all'ora in (piazza Freguglia, corso D'Azeglio, vie Olivetti e San Gaudenzio); 0,85 nel resto della città; 1 euro all'autosilos di corso Garibaldi (ore 7-21). Ma c'è la possibilità di pagare 2,80 euro e lasciare l'auto per tutto il giorno. Infine, gli abbonamenti mensili per i residenti del centro storico (18 euro); 30 euro nelle aree a sosta mista. Le contravvenzioni Sono, invece, 7 mila le multe comminate dalla società agli utenti, per un importo di circa 260 mila euro. Nel 2011 sono stati solo 28 i ricorsi. A spiegare quali siano le infrazioni più diffuse è il direttore generale di Ivrea parcheggi, Luigi Berutti, che spiega: «In primo luogo la mancata esposizione del biglietto. Le scuse addotte dai cittadini che vengono colti in flagrante senza il ticket sono le più varie. Qualcuno si giustifica dicendo di avere pagato, ma che lo scontrino è scivolato via dal cruscotto, oppure che il biglietto l'hanno acquistato, ma che, invece di esporlo, l'hanno tenuto in tasca. Una volta una signora, che non solo non aveva il ticket, ma aveva anche bloccato con la sua auto quella di altri, si è giustificata dicendo che aveva molta fretta, il gatto stava male e doveva portarlo dal veterinario». Multe per pochi minuti E all'osservazione di molti cittadini sul fatto che gli operatori di Ivrea Parcheggi non hanno un minimo di tolleranza nei confronti di chi sfora anche di pochi minuti l'orario della sosta, Berutti nega categoricamente . «Non è affatto vero - incalza - Gli operatori le multe le applicano nella maggior parte dei casi perché il ticket non è stato pagato. Lì certamente la tolleranza non esiste. Negli altri casi un minimo c'è». Diatribe a parte, i proventi derivanti dalle contravvenzioni comminate vengono incassati dal Comune e sono utilizzati, al 50%, per la manutenzione stradale, mentre la parte rimanete rientra tra le disponibilità generali del Comune. Rispetto alle questioni poste dagli utenti, in particolare sul costo eccessivo della sosta a pagamento, l'assessore alla Mobilità, Giovanna Codato replica: «La sosta blu intorno al centro storico ha costi diversi nelle varie zone della città. Nelle aree a ridosso del centro il ticket è oneroso per consentire una maggiore turnazione degli utenti». Quindi aggiunge: «Le agevolazioni non mancano. Nei pressi delle scuole la sosta a pagamento parte solo alle 8.45, quando l'ingresso degli alunni è terminato. Poi, a ben guardare, i posti liberi per la sosta lunga non mancano in città. Ad esempio quelli presso il centro commerciale Bennet sono 200 e una navetta, che passa ogni 30 minuti, porta comodamente le persone in centro. Le soluzioni per parcheggiare gratis ci sono, basta rinunciare a un po' di comodità». In merito alle osservazioni avanzate dai non residenti sull'opportunità di introdurre un abbonamento, magari ad un costo contenuto, per chi raggiunge Ivrea per motivi di lavoro, il vicesindaco Enrico Capirone sottolinea: «Il pagamento della sosta serve a coprire le spese generali che il Comune deve affrontare per garantire l'erogazione di un servizio di cui usufruiscono sia residenti che non residenti. Pagare il parcheggio vuol dire, per chi viene da fuori, dare il proprio contributo. Che arrivino tante persone in città è un vantaggio, ma le entrate fiscali del Comune provengono dagli abitanti. Con il pagamento del parcheggio si riequilibra la situazione tra residenti e non». Mariateresa Bellomo ©RIPRODUZIONE RISERVATA