Disperato, si taglia le vene in municipio

di Mauro Michelotti wFAVRIA Ha estratto dalla tasca un coltellino e si è inciso le vene di un polso. Non c'era la volontà di uccidersi, ma di palesare tutta la sua disperazione. E' stato soccorso, la ferita suturata, riaccompagnato a casa ed affidato ai servizi sociali. Che cercheranno di aiutare lui e la moglie, anche se la situazione di questa coppia è davvero molto difficile e non è certo, se le cose non miglioreranno, che possa avere un futuro. È accaduto a Favria, nei locali del municipio, mercoledì mattina. Il 35enne marocchino Ahmed (nome di fantasia) si reca in Comune per cercare di parlare con qualcuno degli amministratori. Lo riceve il vice sindaco Serafino Ferrino, in sala giunta. Ahmed è sposato con un'italiana originaria di Favria. «Io stesso ho celebrato il matrimonio - confida Ferrino - . Una bella coppia, due ragazzi per bene, ancora senza figli ma con volontà di metter su famiglia appena le condizioni economiche l'avessero permesso». Ma le cose vanno diversamente, invece. Ahmed che ha lavorato per quattro anni in un'azienda della zona, causa le restrizioni dovute alla crisi, perde il posto. Da allora è un calvario. Anche la moglie non ha un'occupazione. Ci si arrangia, ma non basta. Si bussano tante porte, ma inutilmente. Gli amministratori comunali conoscono la sua situazione. Favria, alla fine, è un grande paese. Ci sono l'affitto da pagare, le bollette, le spese per vivere. Ahmed e la sua compagna non ce la fanno più. In Comune c'è l'estremo tentativo di chiedere aiuto e poi la decisione di infliggersi una ferita dolorosa. Quel coltello non taglia solo una vena, quel coltello affonda lentamente nel cuore di una persona che non vede alcuna luce al fondo del tunnel. Ferrino, come detto, interviene, chiama i vigili urbani, c'è un consulto veloce per capire l'entità del danno: non è serio, fortunatamente. Nel tardo pomeriggio il vice sindaco andrà a trovarlo a casa. Nel frattempo, ha già parlato con gli assistenti sociali del Ciss 38. Il caso è segnalato. «Sono stato testimone, ancora una volta, della drammatica sofferenza della gente - dice Ferrino - . Ho la sensazione che non riusciamo a vedere in tutta la sua chiarezza ciò che sta avvenendo. Noi raccogliamo il pane della mensa delle scuole e ogni giorno, alle 14, lo distribuiamo. Ho fatto il sindaco per tanti anni. La gente veniva in municipio a chiedere lavoro. Oggi viene a chiedere denaro, ma non sempre l'aiuto finanziario è possibile». Ahmed non è che la punta di un iceberg che vaga in mare aperto finchè potrà. Prima di affondare. ©RIPRODUZIONE RISERVATA