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IVREA Quelle spille deprezzate nBuongiorno, volevo rispondere alla lettera sulle spille del Carnevale d'Ivrea che mancavano: io ho visto personalmente alla postazione di via Circonvallazione che finito l'orario di pagamento regalavano a manciate le spille e anzi a qualcuno gli è stato dato direttamente un sacchetto intero... Questo è veramente uno spreco, anche perché le spille non avendo la data stampata potevano essere riutilizzate il prossimo anno. Anzi, come è successo in altre zone, la gente è rimasta senza. I responsabili dell'organizzazione dovrebbero mettere gente più seria ai varchi e controllare anche per far entrare. Ho visto che gli extracomunitari di colore che vendevano oggetti in città sempre alla suddetta porta li facevano entrare senza pagare e non mi sembra corretto verso gli altri cittadini. O tutti o nessuno: quelli non possono dire che sono residenti. Vi ringrazio se portate a conoscenza dell'opinione pubblica questi fatti gravi. Cristiano Vuchich FAVRIA L'antica arte della potatura nOggi pomeriggio ho incontrato ad una conferenza stampa una persona con la quale ho parlato della potatura delle mele. Questo episodio mi ha fatto ricordare che ogni anno quando mi accingo alla potatura delle mele nel mio frutteto penso che il gesto che compio insieme a milioni di persone sia una raffinata arte e mi viene in mente che nella mitologia Greca Gaia, la Madre Terra, regalò a Zeus ed Hera un albero carico di mele d'oro nel giorno del loro matrimonio. Vigilato da Ladon, il serpente che non dorme mai, l'albero era stato posto nel giardino delle Esperidi, figlie della Stella della Sera. Le Mele d'Oro di quell'albero divennero il centro di tante, famose storie d'amore, tentazione e corruzione, passando dal rapimento di Elena di Troia, fino al racconto della sconfitta e conseguente matrimonio di Atlanta. E, come si sa, la Storia non cambia, sia che si parli di Adamo, Iduna, delle Esperidi o di Avalon , l'idea che l'uomo ha del paradiso è rappresentata da un giardino in cui abbondano gli alberi da frutto: la loro irresistibile sensualità e la conseguente, calamitata seduzione. Per quanto mi è dato sapere i nostri antenati sono sempre stati innamorati della frutta, infatti è l'unico alimento, a parte il latte ed il miele, che la natura ci regala. La mela, in tutto questo, ha una sua storia particolare, è da sempre associata a simboli anche estremi tra loro. Se da una parte la si trova a simboleggiare l'amore, la bellezza, la fortuna e la salute, il conforto, e la saggezza, dall'altra è l'emblema della tentazione, sensualità e sessualità, virilità e fertilità. Ma ritornando alla potatura che è un' operazione fondamentale per la salute e la stessa sopravvivenza delle piante penso che deve essere attuata con misura e buon senso. La potatura si pratica per diverse ragioni, ed è qui che sta la sua eleganza, sia per dare una forma alle giovani piante; per eliminare i rami secchi o quelli malati; per arieggiare la pianta; per evitare danni da rami che possono cadere o arrivare a toccare punti non desiderati; e, soprattutto, per favorire la crescita dei frutti e per ridurre la produzione di ramaglia. Perchè tutto questo si realizzi occorre però rispettare modalità precise. Personalmente le chiamo le sette regole auree della potatura: 1) La potatura non deve modificare drasticamente la forma o il portamento delle piante. 2) Il taglio dei rami non deve essere fatto a moncherino, ma lasciando un germoglio proporzionato che funga da nuova cima vegetativa. 3) Il taglio deve essere netto e pulito, e se inavvertitamente provoco degli strappi alla corteccia , provvedo nel riprenderli subito per evitare che siano letali per la pianta. 4) Devo sempre rispettare il collare di attaccatura dei rami a quelli più grossi o di questi al tronco. 5) Evito sempre dei tagli che stortino la pianta, forzandola a crescere in una direzione diversa da quella primitiva o naturale, perciò nessun taglio che lasci solo moncherini di tronco o rami a brancolare nell'assoluto vuoto. 6)Nessuna cimatura generalizzata di rami rispettando gli organi fruttiferi. Nel melo si chiamano dardi e brindilli, che sono dei corti e deboli rametti con in punta una gemma, impiantati su rami più grossi. 7)La potatura insomma deve essere proporzionata all' energia e allo sviluppo della pianta, deve essere una toilette, non un' operazione chirurgica, non deve appagare l' occhio, ma aiutare la pianta nel suo sviluppo. Pensando alla potatura una delle certezze di questa vita è che non possiamo potare via nulla, nemmeno i ricordi. Giorgio Cortese