Miglio saluta la diocesi di Ivrea «Tempi lunghi per il successore»

Non sono molti, almeno al momento, i papabili alla sede vescovile eporediese, come avevamo anticipato sull'edizione di lunedì scorso, in coincidenza con l'annuncio della nomina ufficiale di sabato 25, di monsignor Miglio ad arcivescovo di Cagliari. I nomi che circolano con maggiore insistenza sono quelli di Pier Giorgio Micchiardi, Giacomo Lanzetti e Giuseppe Guerrini (rispettivamente alla guida delle diocesi di Acqui, Alba e Saluzzo), oltre a quelli dei due candidati dell'entourage dell'arcivescovo torinese Nosiglia, vale a dire il provicario Piero Delbosco e il parroco di Orbassano Marco Arnolfo. Ma se la sede vescovile eporediese è tuttora vacante, a breve dovrebbe esserlo anche quella di Alessandria, attualmente retta dal vercellese monsignor Giuseppe Versaldi, la cui fresca nomina cardinalizia prelude a una destinazione più prestigiosa. A questo punto la partita piemontese che avrà certo fra i protagonisti il segretario di Stato Vaticano, il canavesano Tarcisio Bertone, si giocherà almeno su due fronti. Tenendo sempre presente che in palio c'è anche l'ambita presidenza della Conferenza episcopale piemontese, lasciata scoperta dallo stesso monsignor Miglio, in procinto di partire per la Sardegna. di Tiziano Passera wIVREA Potrebbero esserci tempi lunghi per conoscere la futura guida della diocesi d'Ivrea, in sostituzione di monsignor Arrigo Miglio, sul piede di partenza alla volta dell'arcivescovado di Cagliari. Lo si evince dall'intervento dello stesso vescovo, diffuso via web lunedì 27, in cui il prelato d'origine sangiorgese svela anche i retroscena della sua nomina ad arcivescovo, "rapida ed inattesa". «Ed ora tutti insieme cominciamo a pregare per il nuovo vescovo che verrà ad Ivrea - afferma fra l'altro Miglio -: non sappiamo ancora nulla né della persona né dei tempi richiesti per la sua nomina; si tratterà presumibilmente di attendere per qualche mese. Dopo la mia partenza da Ivrea, che avverrà poco dopo la metà di aprile (per la data dell'ingresso ufficiale si ipotizza quella del 25, a vent'anni esatti dalla sua nomina episcopale, ndr), la responsabilità della diocesi sarà affidata ad un Amministratore Diocesano (quello che un tempo era il Vicario Capitolare), eletto dal Collegio dei Consultori che è formato attualmente da sei sacerdoti del Consiglio Presbiterale». Sta di fatto che, mentre monsignor Miglio è tuttora arcivescovo "in pectore" di Cagliari, per la diocesi eporediese si annuncia un periodo di "vacanza", in cui lo stesso vescovo uscente informa che saranno svolte «solo le attività ordinarie e necessarie». Il tutto in attesa di rimettere il mandato al nuovo pastore in arrivo, la cui identità è tuttora avvolta nel mistero. Certo le ipotesi non mancano, come riferiamo a parte in questa stessa pagina: da quelle di vescovi in carica in alcune diocesi "minori" del Piemonte a quelle riconducibili all'entourage del neo arcivescovo torinese Nosiglia. Non solo: i "tempi lunghi" annunciati dallo stesso Miglio potrebbero preludere a una scelta interna, con particolare riferimento ai vicari Faga e Bigio, senza trascurare qualche figura di spicco attualmente responsabile di parrocchie periferiche. Certo, innanzitutto si renderebbe necessaria quella nomina episcopale che non è avvenuta nei tredici anni di "regno" di monsignor Miglio. Per quanto riguarda invece la sua designazione alla guida della Chiesa sarda, Miglio puntualizza che «tutto si è svolto rapidamente ed in un modo inatteso (anche se le voci cagliaritane erano già circolate più volte, in tempi recenti, specie dopo le designazioni degli arcivescovi di Torino e Novara, nda), nel giro di una settimana, dopo che ero stato contattato dalla Nunziatura Apostolica in Italia durante i giorni in cui mi trovavo a Roma per il Concistoro in cui diventava cardinale il nostro Mons. Bertello. Mi è stata comunicata in modo chiaro la volontà del Santo Padre, con un suo speciale incoraggiamento, ed è stato per me naturale accogliere la chiamata, senza fare calcoli e senza chiedere motivazioni». Né Miglio manca di rivolgere un pensiero rammaricato alla sua ormai ex diocesi: «Sento il dispiacere di non aver fatto tutto ciò che era necessario o utile per la diocesi o di non aver ultimato i progetti iniziali». Ma, come conclude egli stesso, toccherà ad altri pensarci, «con l'aiuto dello Spirito Santo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA