Arriva l'omicidio stradale Carcere fino a 18 anni

di Monica Viviani wROMA «Omicidio stradale» vale a dire: uccidere qualcuno mentre si guida sotto effetto di alcol o droga. Pena prevista: da un minino di 8 a un massimo 18 anni di carcere. Dopo appelli, raccolte di firme, proposte di leggi popolari, il «nuovo» reato fa la sua comparsa nell'agenda del governo italiano. Ad annunciarlo è stato ieri il ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e Trasporti, Corrado Passera, nel corso di un'audizione davanti alla Commissione Trasporti della Camera. Per essere imputati di «omicidio stradale» bisognerà avere un tasso alcolemico sopra l'1,5% o essere sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. E' inoltre prevista la revoca della patente, l'impossibilità di conseguirne un'altra nonchè il divieto di circolare sul territorio nazionale anche con un documento di guida conseguito all'estero. L'omicidio stradale inoltre «ricorrerebbe altresì - ha proseguito il ministro - qualora l'evento morte segua alla condotta del conducente che, dopo il fatto, non abbia ottemperato all'obbligo di fermarsi e/o di prestare soccorso alle persone ferite». Non nascondendo alcune perplessità del governo, Passera ha però voluto precisare che «non ci sono invece perplessità sul fatto che chi uccide sotto l'effetto di alcol o di stupefacenti debba avere una sanzione molto forte, più forte di quella attuale» perchè «è intollerabile e inaccettabile che se ne possa tornare a casa». Soddisfatto Stefano Guarnieri, presidente dell'Associazione dedicata al figlio morto in un incidente a 17 anni, che per primo, con il Comune di Firenze, lanciò la proposta di legge popolare: «Si tratta di affrontare una piaga della nostra società - ha detto - Attualmente chi uccide guidando in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di droghe è sottoposto alla stessa pena di chi ruba un portafoglio in un autobus». Contenta anche l'Asaps, l'associazione amici polizia stradale, che ha contribuito alla raccolta di 57.000 firme a favore della nuova norma: «E' evidente il fattore di rischio di alcol e droga sulla strada - commenta il presidente Giordano Biserni - per questo servono condanne certe». Dal canto suo Giuseppina Cassaniti, presidente Associazione familiari e vittime della strada, chiede invece di più al governo: «Non solo guida in stato d'ebrezza o sotto l'effetto di droga, va punito un raggio più ampio di comportamenti pericolosi alla guida». ©RIPRODUZIONE RISERVATA