Appello a Napolitano e Monti: «Aiutate gli immigrati»

lettera del giorno/1 Ho inviato questa lettera alle persone più autorevoli del nostro Paese, i Presidenti Napolitano e Monti, perchè ormai si sta depositando troppa polvere sopra quel discorso tanto affrontato ma ormai da troppo tempo taciuto qual'è la cittadinanza per le persone immigrate in Italia e per la loro prole. Mi appello a Voi affinchè con la potente arma della stampa possiate anche Voi collaborare ad una giusta causa, invece di aspettare che l'argomento "cittadinanza" venga fuori solo dopo un altro episodio di cronaca come quello successo a Firenze il 13 Dicembre dell'anno scorso. E' giusto parlarne adesso ed arrivare ad una conclusione prima che muoiano un altro Samb Modou e un altro Diop Mor. Grazie. ––– Ill.mi Sigg. Presidenti, Mi permetto di rivolgermi a Voi per una questione sulla quale, purtroppo, si è distolta l'attenzione, anche se negli ultimi mesi dell'anno precedente se ne è discusso parecchio: il diritto alla cittadinanza per le persone immigrate nel nostro Paese e la loro prole. Due giorni orsono mi è capitato di leggere sul settimanale "Sette", allegato del "Corriere della Sera", l'articolo riguardante il ragazzo di nazionalità marocchina Mohamed Jelloul. Siamo in presenza di un caso eclatante e imbarazzante, ma non l'unico, in cui una persona "straniera" si mette al servizio del Nostro Paese, regalando un anno della sua vita per il dovere della "chiamata alle armi", senza che però gli venga riconosciuto, dallo stesso Paese che ha servito, il diritto basilare della cittadinanza. È palese, e senza ombra di dubbio, che la questione riguardante la situazione economica dell'Italia andasse immediatamente affrontata con il massimo dell'attenzione, mettendo in disparte altre problematiche meno importanti. E ne approfitto per congratularmi con il Governo in carica perché è riuscito a riparare quella ruota bucata, eredità dei precedenti Governi, iniziando a dare fondamentali pedalate alla "bicicletta" Italia. Ma non dimentichiamoci che di questa bruttissima crisi economica ne sono soprattutto vittime quelle persone immigrate che, trovandosi all'improvviso senza un impiego lavorativo, sono entrate dentro il vortice della clandestinità, nonostante anch'esse, come il "soldato" Mohamed, abbiano servito il Nostro Paese contribuendo al suo sostentamento. E non dimentichiamoci soprattutto che molte di questi uomini e donne, provenienti da Paesi più o meno lontani, hanno un attaccamento alla Nostra Nazione molto superiore rispetto a quelle persone che, spinte da desideri secessionisti, rinuncerebbero volentieri alla loro cittadinanza italiana. Purtroppo credo che tutti quanti noi, cittadini italiani, pecchiamo nell'assenza o insufficienza di empatia. Io ho 34 anni, e per motivi di amicizia o inerenti all''Associazione (e spesso entrambi) ho a che fare soprattutto con persone "straniere" comprese nella fascia di età tra i 18 e 40 anni. E nonostane la nostra assidua frequentazione non riesco a darmi delle sincere risposte alle seguenti domande: Come mi sentirei io, persona onesta, ad essere trattato come un criminale solo per il fatto di non aver nessun documento che mi dia diritto di stare sul Suolo Italiano? Come mi sentirei io se dovessi rispettare tutti i doveri che la Legge Italiana mi impone senza che mi venga riconosciuto il mio diritto di scegliere chi può rappresentarmi politicamente e che, quindi, potrebbe essere "attore" in quella Legge Italiana che io stesso devo rispettare? Come mi sentirei io se dopo 5 o 10 anni di attività lavorativa, di contributi e tasse pagate, mi ritrovassi disoccupato e venissi considerato una persona "sgradita", una cosa che non serve più? Come mi sentirei io se avessi un figlio che, nonostante sia nato all'interno dei Confini Nazionali, non è considerato un cittadino italiano? Come si sentirebbe mio figlio? Nonostante mi sforzi, per me trovare una veritiera risposta alle suddette domande è praticamente impossibile. Sono però convinto che in quelle situazioni ognuno di noi proverebbe una forte sensazione di disgusto. Non dilungandomi ulteriormente, mi appello alla Vostra comprensione, in nome di quel diritto all'ugualianza che spesso perde il suo importantissimo significato. Con immenso rispetto, Vi porgo i più cordiali saluti. Ass. "IO CLANDESTINO" Il Presidente Calogero Alletto